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105 anni dalla nascita del Partito Comunista d’Italia

Una storia che parla ancora al presente, tra contraddizioni del capitalismo e lotta per l’emancipazione

Il 21 gennaio 1921, a Livorno, nasceva il Partito Comunista d’Italia. Durante il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano, una parte delle delegate e dei delegati decise la scissione, lasciando il Teatro Goldoni per riunirsi al Teatro San Marco, dando vita a una nuova soggettività politica del movimento operaio italiano.

La fondazione del Partito Comunista d’Italia non fu un atto formale, ma il frutto di profonde motivazioni politiche e sociali. Quelle ragioni affondavano nelle contraddizioni di un sistema economico fondato sullo sfruttamento del lavoro e sulla disuguaglianza, contraddizioni che non appartengono solo al passato, ma che continuano a segnare il presente.

L’oppressione del capitale sul lavoro, la concentrazione della ricchezza, l’erosione dei diritti sociali e democratici sono oggi aggravate da una crisi economica, sociale e politica che ha nel neoliberismo la propria matrice. Guerra permanente, ritorno all’imperialismo colonialista, speculazione finanziaria, precarizzazione del lavoro, subordinazione della politica alle tecnocrazie e ai mercati hanno prodotto disuguaglianze crescenti, colpendo in particolare lavoratrici e lavoratori, giovani e classi popolari.

In questo quadro, l’esperienza storica del Partito Comunista d’Italia continua a interrogare il presente. Non come nostalgia, ma come patrimonio politico e culturale che richiama l’esigenza di una trasformazione radicale della società. Oggi come allora, la prospettiva internazionalista, la lotta per la pace, per la giustizia sociale e per l’uguaglianza restano punti di riferimento imprescindibili.

Rimettere al centro l’emancipazione delle classi subalterne, il lavoro, i diritti e la democrazia sostanziale è una necessità urgente. È su questo terreno che può aprirsi una nuova stagione di conflitto sociale e politico, capace di guardare al futuro senza rassegnazione, a partire anche dai territori, dall’Umbria e dal ruolo che la sinistra può e deve tornare a svolgere.

Gracchus