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RearmUmbria: l’irresponsabilità dei riarmisti, l’ignavia dei pacifisti

di Luciano Neri* – Umbria: l’esercito “destro e sinistro” dei riarmisti avanza, quello dei pacifisti tace, la Regione lo sostiene. Il governo Meloni, tramite il Ministro Urso, ha comunicato ai sindacati e alle istituzioni umbre che la AST, la più grande industria della Regione, sarà riconvertita per la Difesa. Cioè per la produzione di armi. Una notizia rilevante della quale ha parlato solo il Corriere dell’Umbria. Senza alcun confronto il governo ha comunicato che “Ast si affermerà come asset strategico in settori a forte crescita come la Difesa, l’aerospazio e l’energia”. Opportunamente il giornalista Mario Ferrante rileva che l’acciaio prodotto da Ast troverà utilizzo nella realizzazione di veicoli militari e aeromobili. Un piano RearmUmbria presentato da un governo di destra, in linea con il piano Rearm-Ue, sostenuto da una presidente e da una maggioranza di centrosinistra. Che le istituzioni regionali e i sindacati non contino niente in questa vertenza lo ha detto loro in faccia l’AD di Ast Caldonazzo : “gli investimenti previsti andranno avanti a prescindere dall’accordo di programma”. Traduzione : quello che come Ast e governo abbiamo deciso lo porteremo avanti, se voi vorrete adeguarvi firmando l’accordo di programma bene, altrimenti ce ne freghiamo”. Punto. La proposta avanzata giorni fa dai sindacati è stata quella di convocare i parlamentari umbri. Cioè gli stessi che hanno approvato il riarmo e l’interruzione degli approvvigionamenti energetici dalla Russia, determinando l’aumento dei costi energetici del 30%, insostenibili per le imprese. Chiedere aiuto a questi è come chiedere al killer di pronunciare l’orazione funebre al funerale della sua vittima. E così anche in Umbria si distribuiranno in proporzioni diseguali lavoro (poco) e morti (molte). Sotto il ricatto dei posti di lavoro. Ma anche il non opporsi diventa un problema. Come potrà la Proietti continuare a dirsi pacifista, bergogliana, francescana e capitiniana? Con che coerenza lei e i suoi assessori sfileranno il 12 ottobre alla marcia Perugia – Assisi? Cosa dicono quelli di AVS e dei 5stelle, che sono tra i promotori della manifestazione nazionale contro il riarmo ? A Roma no al riarmo, e in Umbria si? Cosa farà il Pd Umbro, sosterrà la linea del partito e della Schlein contraria al piano RearmUe o quella della Picierno o del Presidente del partito Bonaccini che, senza dimettersi, vota per il riarmo? Cosa dicono i promotori della Perugia – Assisi? Sono certo che la stragrande maggioranza delle elettrici e degli elettori che, come me, hanno sostenuto Proietti, la Ferdinandi e le coalizioni di centrosinistra, non lo abbiano fatto per sostenere il riarmo e per fare le stesse cose che fanno le destre. Non hanno chiesto l’alternanza ma l’alternativa. Ma il piano di riconversione bellico è un pessimo affare anche sul piano produttivo e occupazionale. Gli investimenti in armi non generano debito buono, come quelli in cultura, sanità o agricoltura. Producono tragedie, devastazioni territoriali che avranno bisogno di ingenti investimenti per essere sanate, abbandono di qualsiasi politica di contrasto dei cambiamenti climatici, aumento del debito e dell’inflazione, colpo mortale alle piccole e medie aziende e al welfare, abbandono della green economy, ritorno massiccio alle fonti fossili. Gli investimenti in armi non producono lavoro ma bolle finanziarie. Dopo quella del commercio elettronico tra il 1997 e il 2000 e quella dei subprime del 2008, i grandi investimenti pubblici nel settore militare stanno precipitando il mondo in una nuova bolla finanziaria che, come affermato dagli esperti della Bank of America, “potrebbe portare ad un crollo dei mercati e ad una crisi finanziaria senza precedenti”. L’apparato militare -industriale non teme le bolle, anzi, attraverso il meccanismo di sempre maggiori investimenti pubblici, le ricerca. I neoliberisti feudali non temono le crisi finanziarie, da queste traggono guadagni. Temono la redistribuzione della ricchezza e le democrazie. Ma quella delle armi è una bolla pericolosissima, perché ogni prodotto di investimenti finanziari deve essere “consumato”. E una cosa è consumare un prodotto hi-tech, e un’altra consumare armi ad altissimo potenziale o nucleari. Già papa Francesco, nel libro “questa economia uccide”, denunciava il riarmo come processo che non può essere definito di “economia”: “l’economia che uccide, che esclude, che inquina, che produce guerra, non è economia – scrive papa Francesco – altri la chiamano economia, ma è solo un vuoto, un’assenza, è una malattia, una perversione dell’economia stessa e della sua vocazione”. Questa questione non è ibernabile. Esploderà, e sarà uno dei punti di discussione più diffuso e sensibile delle prossime settimane e mesi. Ho visto l’iniziativa promossa dalla Cgil di Perugia contro il riarmo nel corso della quale la segretaria nazionale della Fiom, Francesca Re David, ha tuonato contro l’economia del riarmo, “una follia in un mondo all’incontrario sempre più disumano”. La sindaca di Perugia Ferdinandi ha criticato “il paradosso e la follia degli investimenti sulle armi e sulle guerre”. Tutto condivisibile, salvo l’assordante silenzio sul piano RearmUmbria. E allora? Allora si prenda atto che su questa questione esistono all’interno degli schieramenti politici, di sinistra come di destra, sensibilità e opinioni politiche diverse. Tra la Lega e Fdi. All’interno del Pd. Tra Comune di Perugia e Giunta Regionale. Tra sindacato di Perugia e quello di Terni. E’ normale. Che si apra il dibattito. Con onestà intellettuale si affronti un tema reale. Io mi auguro che la Proietti e i sindacati ci ripensino. Non è vero che non c’è un’altra soluzione produttiva. Bisogna avere il coraggio, l’intelligenza e la responsabilità per ricercarla. E di uscire dal pensiero cloroformizzato degli apparati e delle abitudini.

* Già presidente del Consiglio Regionale, Presidente del Centro Relazioni Internazionali