di Stefano Vinti – La politica in Umbria si gingilla con la surreale proposta di riequilibrio territoriale tra le due Provincie. Come se non fossimo in un inarrestabile declino economico e sociale che perdura da almeno due decenni, come se non dovessimo occuparci del preoccupante stato della sanità pubblica, dei trasporti pubblici e della viabilità, del costo dell’energia per le famiglie e le imprese, della crisi climatica, ecc. Senza considerare la guerra, la guerra nucleare, il genocidio a Gaza, ecc.
Ecco, in questo scenario qualcuno a Spoleto e a Terni pensa che occorre impegnarsi, perdere tempo e risorse per trasferire 15 comuni dalla Provincia di Perugia a quella di Terni.
Per quanto inverosimile il livello della politica locale può raggiungere abissi impensabili.
Se occorre ragionare di Provincie, diciamo:1) la riforma Del Rio, come prevedibile e a suo tempo denunciato, è fallita totalmente; 2) occorre riattribuire uno specifico e significativo ruolo amministrativo alle Provincie riassegnandogli le deleghe; 3) devono tornare elettive di primo livello, cioè l’elettorato deve eleggere direttamente i propri amministratori, rafforzando la democrazia e la volontà popolare;4) che i Consigli provinciali devono tornare ad essere eletti per collegi elettorali territoriali e con sistema proporzionale (quello delle Provincie era il migliore); che in Umbria l’assetto ottimale è quello esistente, ma se occorrono enti provinciali nuovi, non possono essere che quattro, Umbria Nord (Città di Castello-Gubbio), Perugia, Foligno-Spoleto e Terni.
Comunque, è necessario e urgente che la politica si occupi di cose serie e non di surreali alchimie istituzionali con evidenti e rozze strumentalizzazioni localistiche.
In Umbria la politica è surreale









