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L’eccidio dei testimoni

di Alfonso Gianni – “Voglio che tu tenga la testa alta, che studi, che tu sia brillante e distinto, e che diventi un uomo che vale, capace di affrontare la vita, amore mio. Non dimenticare che io facevo di tutto per renderti felice, a tuo agio e in pace, e tutto ciò che ho fatto per te. Quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia, chiamala Mariam come me”.
Questa è l’ultima lettera che la trentatreenne Mariam Abu Dagga, free lance per varie testate, fra cui l’Associated Press, ha inviato al figlio dodicenne evacuato fuori dalla striscia di Gaza. Mariam è una delle vittime dell’attacco israeliano all’ospedale Nasser, ove è stata uccisa dall’Idf insieme ad altri quattro giornalisti e ad operatori sanitari. Non è stato un “tragico incidente” come lo ha definito il mentitore seriale Natanyahu, ma un attacco mirato. L’eccidio di giornalisti e fotoreporter è parte costitutiva del genocidio in corso. Bisogna occultare la realtà, capovolgere la verità. 192 sono i lavoratori dell’informazione ( o forse più) uccisi dalle forze israeliane dal 7 ottobre in poi. E c’è da temere che quel lungo tragico elenco non si fermi qui.