È esattamente questo che si invoca, la possibilità di essere polizia, pubblico ministero e magistratura giudicante allo stesso tempo… e di poter applicare una pena a gusto proprio, valutata in base alla percezione soggettiva del danno.
È la legge della giungla o il Far West o, più semplicemente la negazione della civiltà.
Il dramma non è tanto che il soggetto interessato si lamenti a proprio vantaggio, ma che ciò ottenga, almeno apparentemente, largo consenso (anche che l’evento venga utilizzato come distrattore di massa cambia poco da questo punto di vista… funziona). Significa che l’educazione alla civiltà (sì perché alla civiltà bisogna educare, non si è civili spontaneamente) non sta funzionando, come dimostra chi risponde affermando: “allora stai dalla parte dei rapinatori!”. Ciò inquieta, perché significa non capire di che cosa si sta parlando.
Qui l’equivoco consiste nel credere che aver subito un torto, per quanto grave esso possa essere, legittimi una reazione che è l’interessato stesso a reputare giusta e proporzionata… Ma che non sia così, va a vantaggio anche di chi si indigna contro la sentenza: siccome è chi si sente vittima a decidere tutto (chi ha ragione e che pena stabilire), provate a immaginare di trovarvi voi dalla parte dell’imputato di questo giudice arbitario… siamo sicuri che convenga?
È purtroppo, mutatis mutandis, la stessa logica di fondo del ragazzo che si sente in diritto di decidere chi ha ragione e in che misura intervenire di fronte a una persona anziana che chiede rispetto o di ragazzini che in metropolitana schiamazzano e mandano a quel paese chi dice loro di parlare a voce più bassa.
A spiegazione dell’incomprensione delle regole base della civile convivenza non ci sono solo fattori soggettivi, ma istituzionali, economici e sociali che creano l’humus sia per i contesti problematici da cui nascono queste vicende, sia per la rabbiosa reazione di chi vi si trova coinvolto.
Forse, se invece di investire montagne di soldi in armi, le si investisse in riqualificazione urbana, lavoro ed educazione, le cose andrebbero meglio.
Roberto Fineschi
















