Viviamo in un tempo segnato da un clima di guerra: conflitti che esplodono ai nostri confini, mostrando un carico insopportabile di odio e violenza. Ma la guerra non è solo sui campi di battaglia: è nelle narrazioni e nelle scelte politiche che permeano la società, nell’ideologia della competizione, della supremazia e della sopraffazione. Il regime di guerra cammina insieme all’economia di guerra: si finanzia il riarmo europeo, mentre si tagliano i fondi per l’istruzione e si ignorano le condizioni salariali sempre più precarie di lavoratrici e lavoratori.
Nelle scuole e nelle università si moltiplicano corsi, protocolli e iniziative che promuovono una cultura securitaria e militarizzata. Il mondo dell’istruzione è sempre più al centro dell’attenzione governativa come terreno di promozione di politiche autoritarie e di censura.
A fronte di una straordinaria mobilitazione di docenti, studenti, lavoratrici e lavoratori che si sono opposti al genocidio in Palestina, il Ministero dell’Istruzione è intervenuto ancora una volta limitando la libertà di insegnamento e imponendo censura: quattro giorni prima dello svolgimento, è stato infatti vietato il corso di formazione “La scuola non si arruola”, promosso da Cestes e dall’Osservatorio nazionale contro la militarizzazione della scuola e dell’università.
Denunciamo questo ennesimo atto di subordinazione della scuola a interessi di parte e a un’ideologia nazionalista, razzista e sessista, in continuità con altri provvedimenti recenti e con le Indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione.
Come docenti della scuola pubblica di Perugia, da mesi abbiamo avviato un confronto su questi temi. Abbiamo deciso di ufficializzare simbolicamente la nascita di un nodo territoriale dell’Osservatorio nazionale proprio il 4 novembre, giornata in cui in numerose città italiane si manifesta contro le politiche autoritarie di questo governo.
L’Osservatorio si propone di:
monitorare e segnalare iniziative che promuovono la militarizzazione e la cultura della guerra nelle scuole, lesive del mandato costituzionale di educare alla pace, alla convivenza civile e ai diritti;
promuovere iniziative pubbliche, eventi, seminari e percorsi formativi sui temi della pace e della nonviolenza;
creare spazi di convergenza e dialogo tra docenti e studenti di ogni ordine e grado, e tra scuola e università, per costruire un soggetto collettivo capace di contrastare tali derive.














