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Dietro il blitz il pretesto di un presunto traffico di droga mai provato


di Alessandro De Pascale

Narcostato o persecuzione? Per l’Onu il Venezuela non è un Paese produttore di cocaina

Con un’operazione senza precedenti negli ultimi decenni in America Latina, il presidente statunitense Donald Trump ha ordinato un attacco contro il Venezuela, catturando il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores e annunciando di averli trasferiti fuori dal Paese. Per la Casa Bianca, Maduro è un «latitante internazionale», accusato di narcoterrorismo, alla guida di una rete criminale dedita al traffico di droga.

Secondo Washington, Maduro avrebbe collaborato per anni con dissidenti delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) per far arrivare cocaina negli Stati Uniti, usando la droga come arma contro la sicurezza nazionale statunitense. Le accuse si basano su un’inchiesta federale del 2020, che ha portato a un mandato di cattura e a una taglia arrivata fino a 50 milioni di dollari.
Gli Stati Uniti sostengono che Maduro sia a capo del cosiddetto «Cartel de los Soles», una rete che coinvolgerebbe settori delle forze armate venezuelane nel traffico di cocaina e fentanyl. Ma secondo numerosi analisti indipendenti, il Cartello del Sole nemmeno esiste: non è un’organizzazione gerarchica, ma semmai una diffusa rete di corruzione statale.

C’è poi la gang «Tren de Aragua», indicata da Trump come parte di una «guerra irregolare» contro gli Usa in collegamento con il governo venezuelano. Un rapporto dell’Office of the Director of National Intelligence (Odni), declassificato e reso pubblico nell’aprile scorso, smentisce però questa tesi, affermando che non esistono prove credibili di una cooperazione o di un coordinamento diretto tra Maduro e questa gang nata dieci anni fa all’interno del carcere di Tocorón (Stato venezuelano di Aragua).

Il governo Maduro ha sempre respinto tutte le accuse, definendole un pretesto per giustificare sanzioni, interventi e tentativi di cambio di regime. Per l’Ufficio contro la droga e il crimine dell’Onu (l’Unodc) il Venezuela non è un Paese produttore di cocaina né di fentanyl, ma al massimo un territorio di transito della coca.

La Colombia, assieme a Perù e Bolivia, copre da decenni quasi tutta la produzione mondiale di ‘polvere bianca’. Nonostante tra settembre 2025 e gennaio 2026 gli Usa abbiano attaccato 36 imbarcazioni di presunti narcos venezuelani (uccidendo oltre 115 persone) la maggior parte della cocaina consumata negli Usa continua a provenire da quel Paese. Il Venezuela è semmai una nazione di transito, peraltro di coca diretta principalmente in Europa.

Riguardo all’oppioide sintetico fentanyl in arrivo negli Usa, questo proviene in larga parte dal Messico. Paese che ha dichiarato pubblicamente di non avere prove di legami tra Maduro e i cartelli messicani (come quello di Sinaloa), respingendo le accuse statunitensi in tal senso.

Tale scontro è entrato in una fase apertamente politico-giudiziario-militare. L’incriminazione di Maduro e di sua moglie avvenute ieri da parte del Southern District di New York ricordano quello dell’allora presidente panamense Manuel Noriega nel 1989.

Narcostato o persecuzione? La grazia concessa da Donald Trump il 2 dicembre a Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras condannato nel marzo 2024 da una corte federale statunitense a 45 anni di carcere per aver aiutato narcotrafficanti a far transitare centinaia di tonnellate di cocaina negli Stati Uniti e per reati connessi, fa propendere per la seconda.

fonte: il manifesto

[immagine: Maduro prigioniero, Trump, Hernández graziato]

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