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Ci risiamo: Renzi rispolvera il “riformismo”

L’ex premier, padre del Jobs Act e dell’abolizione dell’articolo 18, lancia l’ennesima “casa riformista” per chi non crede più nel Pd. Ma i conti con il passato restano aperti

Matteo Renzi torna a farsi sentire e lo fa con un classico intramontabile del suo repertorio: il riformismo. All’assemblea di Italia Viva rilancia l’idea di una nuova “casa riformista”, aperta a chi “non crede più nel Pd” e in cerca di uno spazio politico alternativo nel centrosinistra.

Un’operazione presentata come innovativa, ma che profuma di già visto. È lo stesso Renzi che da presidente del Consiglio ha smantellato l’articolo 18, imposto il Jobs Act, precarizzato il lavoro e rotto il rapporto tra sinistra e mondo del lavoro. Oggi si propone come architetto di una nuova aggregazione, senza mai fare davvero i conti con quelle scelte.

Il messaggio è chiaro: serve un centro riformista che conti, che pesi, che decida. Ma resta una domanda fondamentale: riformista per chi? Per i lavoratori, i giovani, i precari, o per l’ennesimo ceto politico in cerca di spazio e visibilità?

Mentre il Paese affronta disuguaglianze crescenti e un lavoro sempre più fragile, Renzi riparte da sé stesso. Ancora una volta.

Gracchus