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Conte all’attacco del Governo: «Hanno fatto la guerra ai poveri, non alla povertà»

Dal rapporto Oxfam al salario minimo, il leader del M5S denuncia disuguaglianze record e smaschera la propaganda del “va tutto bene”

«Record storico di poveri assoluti» e «aumento della quota di persone che lavorano e che però sono povere»: Giuseppe Conte, in una riflessione sulla sua pagina facebook parte dai dati del rapporto Oxfam per inchiodare il Governo alle proprie responsabilità. Una fotografia sociale che, secondo il leader del Movimento 5 Stelle, racconta un Paese profondamente ingiusto, nel quale «i miliardari nel 2024 hanno visto crescere a dismisura la propria ricchezza ma, in proporzione, versano al fisco meno degli insegnanti».

Per Conte non ci sono attenuanti. «Anziché fare la guerra alla povertà l’hanno fatta ai poveri», accusa, parlando apertamente di una scelta politica che ha colpito chi già viveva in difficoltà. Di fronte a numeri così evidenti, aggiunge, «il Governo dovrebbe chiedere scusa per la ferocia con cui se l’è presa contro chi rimane indietro».

Il leader pentastellato chiede spiegazioni precise all’esecutivo: «Dovrebbero spiegare al Paese perché hanno detto “no” a tutte le nostre proposte», a partire da quelle pensate «per alleggerire il peso delle tasse sul ceto medio e sui meno abbienti» e «per dare una boccata di ossigeno ai cassintegrati». Scelte che, secondo Conte, dimostrano l’assenza di una vera strategia contro le disuguaglianze.

Al centro della critica c’è anche il tema dei salari. Conte torna a rilanciare il salario minimo legale come risposta immediata allo sfruttamento: «Serve aumentare, con il salario minimo legale, lo stipendio agli oltre 4 milioni di lavoratori che si spaccano la schiena per meno di 9 euro l’ora». Una misura che per il M5S rappresenta «una questione di dignità» prima ancora che economica.

Il tempo delle narrazioni autocelebrative, avverte Conte, è finito. «Servono risposte urgenti» perché «nel mondo reale la propaganda di questo Governo del “va tutto bene” è finita da un pezzo». Una denuncia che parla anche all’Umbria, dove il lavoro povero e l’insicurezza sociale sono ormai una condizione diffusa e non più un’eccezione.

Gracchus