Gabrio Romani è il segretario regionale del Partito Socialista Italiano in Umbria. Da anni impegnato nell’area riformista e socialista, è stato protagonista delle più recenti competizioni elettorali regionali e animatore di un percorso politico che rivendica autonomia, radicamento territoriale e una chiara ispirazione europeista. Oggi guida il PSI umbro in una fase di ridefinizione delle alleanze e delle prospettive del centrosinistra regionale. Umbrialeft lo ha intervistato.
Segretario Romani, il PSI Umbria ha deciso di avviare un percorso autonomo dal Patto Avanti. Quali sono le ragioni di fondo di questa scelta?
Il Patto Avanti è stato un percorso condiviso, fondato su un progetto serio e ambizioso, costruito su ideali che sentiamo nostri e ai quali non abbiamo mai rinunciato. Tuttavia, a due anni di distanza, ci rendiamo conto che oggi sia necessario fare un passo in avanti. Pur consapevoli delle difficoltà concrete nel tradurre quei principi in politiche di governo efficaci, riteniamo indispensabile riaprire il dibattito su alcuni nodi urgenti che devono essere affrontati subito per dare nuovo impulso allo sviluppo della nostra Regione. Il Patto Avanti, nato con le migliori intenzioni di pluralità e dialogo, tende oggi purtroppo a chiudersi in una dinamica autoreferenziale attorno ai tre principali partiti, lasciando ai margini le altre forze cha hanno contribuito a crearlo compreso l’associazionismo e il civismo. Un’autoreferenzialità che lo sta progressivamente schiacciando su una posizione sempre più a sinistra, senza dare spazio a quelle voci riformiste che noi riteniamo fondamentali e che oggi interpretano sempre di più le esigenze di un elettorato che chiede il cambiamento e al ceto medio oggi in difficoltà.
Avete aderito a Comunità Riformista, richiamando l’esigenza di decisioni chiare e di una politica più incisiva. Che tipo di progetto e quali valori socialisti ritrovate oggi in questa nuova collocazione?
La partecipazione del nostro Partito in Comunità Riformista non è una casualità né un’occasione colta al volo. Comunità Riformista è un laboratorio politico nato e voluto a seguito di un lungo confronto, al quale il Partito Socialista ha partecipato sin dai primi giorni. Per questo motivo CR incarna anche gli ideali socialisti che abbiamo portato in dote: un patrimonio storico di lotta per i diritti, una cultura politica radicata nel lavoro e nella solidarietà e una visione riformista che, da sempre, unisce progresso e giustizia.
La forza di CR non risiede solo in un progetto politico-culturale ambizioso e concreto, ma anche nei rapporti umani: in un reticolo solido di stima reciproca e di fiducia che abbiamo pazientemente costruito, e che è stato probabilmente favorito dal fatto che non nasce a ridosso – e per una – scadenza elettorale.
Insieme a partiti, associazioni e realtà civiche abbiamo scelto di valorizzare le nostre differenze, facendone il motore di una proposta più ricca, solida e inclusiva. Una voce che non nasce per contrapporsi, ma per aprire il confronto e iniettare nuova linfa in un dialogo politico oggi spesso stagnante su temi urgenti e trasversali, che non appartengono né alla destra né alla sinistra, ma che richiedono soluzioni pragmatiche e risolutive.
In Umbria si parla spesso di crisi dei servizi pubblici, sanità in primis, e di difficoltà sul fronte del lavoro e dello sviluppo. Quali sono le priorità che il PSI vuole portare al centro del dibattito politico regionale?
Vogliamo poter dire la nostra sugli argomenti che ci stanno più a cuore e che incidono sulla nostra vita, su quella dei nostri figli e dei nostri concittadini: la sanità pubblica, le infrastrutture, le politiche del lavoro, i diritti delle donne e dei più fragili, le politiche ambientali, il diritto allo studio, il diritto alla casa, la sicurezza del territorio. Come vede, i temi sono molti, ma in cima alle priorità c’è sicuramente la sanità pubblica, dove servono scelte che superino gli sterili campanilismi e siano fatte in una logica realmente regionale, capace di garantire gli stessi diritti a tutti gli umbri, indipendentemente dal luogo di residenza o dalle condizioni economiche.
È necessario affrontare con urgenza anche il tema delle infrastrutture, che sono il vero volano dell’economia, con ricadute sul lavoro, sulla crescita dell’import-export e sull’attrattività turistica. Pensiamo al collegamento dell’Umbria all’alta velocità ferroviaria, al tema del Frecciarossa e della stazione Medio Etruria, ma non possiamo dimenticare lo stato della rete ferroviaria regionale né lo sviluppo di altre opere strategiche, come il collegamento del Trasimeno alla diga di Montedoglio, unica vera risposta strutturale alle criticità del lago. Questioni che vanno lette anche in chiave interregionale, con progetti concreti capaci di facilitare l’accesso ai fondi nazionali.
Un altro nodo urgente riguarda le politiche del lavoro, che non si esauriscono nella creazione di nuovi posti o negli incentivi alle assunzioni, ma devono garantire anche tutti quei servizi che permettono alle persone di lavorare davvero: i servizi post-maternità, l’assistenza agli anziani e ai disabili, i servizi digitali che rendano possibile lo smart working.
Prioritario è anche il tema dei rifiuti, sul quale, come socialisti e come Comunità Riformista, intendiamo aprire un confronto senza pregiudizi sulle possibili soluzioni, mettendo al centro la sostenibilità ambientale, l’efficienza e la tutela dei cittadini.
Non ultimo è il tema della sicurezza nella sua accezione più ampia che va da quella dei cittadini a quella del territorio. Per il Partito Socialista la sicurezza non è mai solo repressione o controllo, ma prima di tutto diritti, prevenzione e coesione sociale. La sicurezza dei cittadini si costruisce garantendo legalità, ma anche lavoro, servizi, istruzione e presenza dello Stato nei quartieri e nei territori più fragili. Dove ci sono abbandono, disuguaglianze e solitudine sociale, lì cresce l’insicurezza. In chiave socialista, parlare di sicurezza significa investire nella sicurezza urbana integrata: più forze dell’ordine e più coordinamento, certo, ma anche illuminazione, trasporti, spazi pubblici vivi, politiche abitative, presidio sociale e culturale. Significa rafforzare i Comuni, le reti di prossimità, il ruolo del terzo settore e delle associazioni, perché la sicurezza è un fatto collettivo, non solo un tema di ordine pubblico. Allo stesso modo, la sicurezza del territorio riguarda la tutela ambientale e la prevenzione dei rischi: dissesto idrogeologico, incendi, cambiamenti climatici. Un territorio sicuro è un territorio curato, manutenuto, governato con visione. Per noi socialisti, proteggere l’ambiente significa proteggere le persone, soprattutto le più fragili. In sintesi, per il PSI la sicurezza non è uno slogan, ma una politica concreta che unisce legalità, giustizia sociale e qualità della vita. Più diritti, più servizi, più Stato e più comunità: è così che si costruisce una sicurezza vera e duratura.
Queste sono solo alcune delle priorità che intendiamo portare al centro del dibattito politico regionale come PSI e come Comunità Riformista, anche attraverso l’istituzione di tavoli tematici aperti, con esperti dei diversi settori e con tutti coloro che vorranno contribuire.
Il PSI rivendica una tradizione autonoma, ma allo stesso tempo riformista e di governo. Come si costruisce oggi, secondo voi, un centrosinistra credibile senza rinunciare all’identità socialista?
Un centrosinistra credibile oggi si costruisce tenendo insieme due cose che per noi non sono in contraddizione: l’identità e la responsabilità di governo. L’identità socialista non è un feticcio del passato, ma un patrimonio vivo fatto di giustizia sociale, libertà, lavoro, merito, diritti e sviluppo. Rinunciarvi significherebbe perdere il senso stesso del nostro stare nella politica.
Allo stesso tempo, essere riformisti vuol dire non limitarsi alla testimonianza, ma misurarsi con la realtà, con i problemi concreti delle persone e con la fatica di governare. Il PSI non vuole essere una forza che si accontenta di dire “no”: vuole contribuire a costruire soluzioni.
Il centrosinistra è credibile se è plurale, se valorizza le differenze invece di appiattirle e se tiene dentro una cultura riformista capace di parlare anche a quel mondo moderato che oggi spesso si sente orfano di rappresentanza. Noi pensiamo che l’identità socialista serva proprio a questo: a tenere insieme giustizia sociale e sviluppo, diritti e responsabilità, inclusione e competitività. E’ proprio questa la chiave di lettura per cui abbiamo voluto fortemente la nascita di Comunità Riformista.
In sintesi, si costruisce un centrosinistra forte non rinunciando a ciò che siamo, ma mettendo la nostra identità al servizio di un progetto di governo serio, europeo, radicato nei territori e orientato al futuro.
Guardando al futuro, anche rispetto ai prossimi appuntamenti elettorali in importanti comuni umbri, quale ruolo immagina per il PSI Umbria?
Come PSI abbiamo avviato il progetto di Comunità Riformista per riportare la politica alla centralità delle idee, dei contenuti e delle scelte strategiche per il futuro dell’Umbria, dentro una visione aperta, solidale e profondamente europeista, capace di leggere le sfide locali in una dimensione più ampia e interconnessa.
Stiamo costruendo, insieme agli amministratori socialisti e a quelli che hanno scelto di aderire a Comunità Riformista, una rete che valorizzi i territori e sia orientata a superare i tanti campanilismi che hanno diviso il centrosinistra. Sotto il tetto di Comunità Riformista stanno nascendo gruppi consiliari in diversi comuni – a partire da Spoleto e Foligno – con l’obiettivo di rafforzare il radicamento sul territorio e portare le nostre idee e iniziative nel dibattito politico locale.
In questa logica immagino un PSI come forza pienamente integrante del centrosinistra, forte dei suoi valori storici ma proiettata verso un futuro di riformismo concreto. Più in generale, stiamo seguendo e contribuendo a un percorso di respiro nazionale, il progetto Avanti, del quale andiamo fieri per i risultati significativi che sta già ottenendo.












