di Aldo Potenza – Cari compagni in più di un’occasione, a cominciare dal documento fondativo della Associazione Socialismo XXI nel febbraio del 2019, abbiamo avvertito i rischi del cambiamento della cultura sociale che inesorabilmente avrebbero prodotto gravi conseguenze.
Il fenomeno, avvertimmo, non era limitato ad un Paese, ma era diffuso in Europa e con la prima elezione di Trump anche negli Usa.
Pochi, a dire il vero , compresero la gravità del fenomeno che era evidente già da diversi anni.
La politica che un tempo era capace di capire i mutamenti culturali e avvertendo i pericoli era in grado di elaborare risposte per correggere gli orientamenti influenzati dalle idee neoliberiste, è stata sopraffatta dal populismo incoraggiato e sostenuto da forze finanziarie ed economiche che avevano l’obiettivo di indebolire il ruolo dalla politica e delle istituzioni parlamentari.
Eppure era tutto scritto gia’ dal 1975 nel documento (commissionato dalla Trilateral) che più volte abbiamo citato e ha il titolo Crisis of governability e crisis of democracy.
Documento poco conosciuto e pubblicizzato malgrado dichiarasse che la crisi della democrazia dipende dall’attivismo sociale che lo Stato alimenta nel farsi dispensatore di servizi che ne debiliterebbero l’autorità.
Dopo diverse considerazioni che riguardano vari Paesi, Italia compresa, il documento in questione indica le azioni da compiere: rafforzare l’apparato repressivo; scoraggiare e delegittimare i movimenti di protesta; debilitare la partecipazione dei cittadini; promuovere l’apatia degli elettori come indice di buona salute delle istituzioni; evitare proposte basate sul principio delle uguali opportunità perché rendono il governo meno forte in quanto più attivo nel sociale e pertanto più esposto agli umori degli elettori; concentrare il massimo potere nell’esecutivo.
Praticamente un efficace prontuario dello Stato autoritario.
Le indicazioni suggerite non furono ignorate dal mondo industriale italiano, anzi, al ritorno da un incontro negli USA, Gianni Agnelli in una intervista affermò che il primato della politica non doveva essere frontalmente e formalmente negato, ma aggirato e sostituito, nella dura realtà dell’esercizio del potere effettivo, dalla ragione economica e dalla tecnica, concludendo con queste parole” probabilmente dovremo avere governi forti in grado di fare rispettare i piani cui avranno contribuito altre forze oltre al parlamento; probabilmente il potere si sposterà dalle forze tradizionali (ovvero politiche)a quelle che gestiranno la macchina economica; probabilmente i regimi tecnocratici di domani ridurranno lo spazio delle libertà personali, ma non sempre tutto ciò sarà un male”
L’azione per diffondere ed imporre quelle idee richiese tempo e interventi anche brutali tutti destinati a distruggere i partiti e ogni resistenza delle forze politiche.
Il risultato è stato efficacemente riassunto dalla Thatcher rispondendo ad un intervistatore che chiedeva se fosse dispiaciuta di aver perso le elezioni. La risposta fu: perché dovrei dispiacermi, le idee politiche per cui mi sono impegnata sono vincenti, infatti ho tracciato la strada che oggi seguono i laburisti di Tony Blair.
E’ stato l’errore compiuto da gran parte della sinistra che immaginò di modernizzare i propri Paesi svolgendo il ruolo di accompagnamento dei processi economici e finanziari perdendo la propria alternatività e con essa cedendo alla destra economico finanziaria la supremazia politica.
Crisi che è proseguita fino ad oggi e che si manifesta nella incapacità di elaborare programmi e idee che offrano la prospettiva del possibile cambiamento.
Così ad una destra con caratteristiche inquietanti, non si è contrapposta una alternativa della sinistra chiara nei valori fondativi e nella idea di futuro.
Anche la destra però ha subito una trasformazione profonda incerta tra passato e presente, segue nella prassi di governo le idee neoliberiste nel tentativo di accreditarsi presso i poteri economici e finanziari.
Le conseguenze sono ben descritte dallo studio del V-Dem Institute (Varieties of democracy).
Chi affermava che la globalizzazione avrebbe favorito la diffusione della democrazia è stato smentito dalla realtà.
Si è sviluppata invece “una rete trasnazionale di regimi autoritari, governi illiberali, partiti antisistema e attori privati che cooperano per rendere l’autocrazia più stabile, più legittima e contagiosa.
Nel 2025 45 Paesi hanno compiuto passi significativi verso l’autocratizzazione, mentre solo 29 possono essere considerati ancora democrazie.
Sempre lo stesso studio avverte che “quando le democrazie tendono a riprendersi, dopo successive fasi di arretramento, le regressioni diventano croniche”
Dal 1994 17 dei 19 paesi che erano riusciti a recuperare il livello democratico precedente, sono ricaduti nella autocratizzazione in solo 5 anni.
I regimi autoritari e illiberali oggi rappresentano il 70% della popolazione mondiale e quasi metà del PIL globale, una quota raddoppiata rispetto agli anni 90.
Il modello liberale è in forte crisi e il blocco delle autocrazie o regimi autoritari è fermamente intenzionato a sconfiggere un modello che considerano nemico essendo ostili ai vincoli del costituzionalismo liberale, alla separazione dei poteri, alla tutela delle minoranze, delle libertà civili e allo stato di diritto.
La conseguenza è la proliferazione di idee che relativizzano i diritti umani , che rappresentano la democrazia come inefficiente ed ipocrita e dipingono la UE come moralmente decadente favorendo ogni forza populista ed antisistema.
L’internazionale antiliberale si è organizzata con vari eventi organizzati dal CPAC (Conservative Political Action Conferenze) che si tiene a Budapest e riunisce conservatori, sovranisti, figure di estrema destra in Europa ed è persino in contatto con l’Argentina di Javer Miliei con l’obiettivo di rafforzare i legami. Appuntamento seguito anche da esponenti di fratelli d’Italia.
I raduni hanno una chiara missione: creare e fortificare una rete per la reciproca legittimazione e condivisione volta ad operare dentro e fuori le democrazie per sfruttarne le aperture e svuotarle dall’interno.
Il grave errore che le democrazie stanno commettendo è di sottovalutare la gravità di queste iniziative e dei propositi che intendono affermare.
L’analisi attenta di queste attività mostra invece che il vantaggio competitivo si è spostato strutturalmente verso la parte dell’illiberalismo che è coordinato, spregiudicato, disposto ad utilizzare denaro, tecnologia e disinformazione come strumenti politici .
La conclusione è che “fino a quando le democrazie resteranno ancorate a una difesa procedurale dell’ordine liberale , mentre gli avversari costruiscono reti trasnazionali aggressive e flessibili, il risultato sarà una ulteriore erosione dello spazio democratico”.
Il tempo è sempre meno generoso e non sarà mai sufficiente tentare di salvare la democrazie nel proprio Paese se non si costruiscono reti di operante solidarietà e azione tra i Paesi democratici.
Se non si difenderanno con determinazione le proprie Costituzioni, se i partiti di sinistra non si coalizzeranno per darsi un progetto politico capace di ricostruire il legame con gli elettori.
La destra ha un indirizzo chiaro conquistare il potere e gradualmente sconfiggere la democrazia instaurando un governo autoritario.
La UE deve prendere atto che la sua cultura, i vincoli del costituzionalismo liberale oggi sono invisi sia da una parte dell’occidente, sia dall’oriente e ha persino in casa nemici decisi a sconfiggere i principi ispiratori del disegno fondativo.
La UE sembra aver smarrito il monito di Jacques Delors del 1993 “Nulla sarebbe più pericoloso per la nostra Europa che conservare strutture e abitudini che coltivano la rassegnazione, l’individualismo e la passività. Il risveglio può avvenire soltanto attraverso una società attivata da cittadini coscienti delle proprie responsabilità, animati da spirito di solidarietà e dotati del senso di una comune appartenenza”
Il contributo che la UE può offrire consiste nel conciliare le nostre fedeltà storiche con la nostra volontà di occupare il posto che ci spetta nel mondo.
Possiamo davvero sostenere che la UE abbia seguito questo suggerimento?
La crisi della UE fu magistralmente indicata da Martin Schulz che nel 2014 pose nel suo libro “Il gigante incatenato” un interrogativo drammatico: “Ultima opportunità per L’Europa?”
Chi ha memoria delle sue proposte sa che in gran parte sono restate inevase a causa della complessità della composizione della UE.
Oggi se fosse con noi Nenni ripeterebbe per la UE ciò che affermò per l’Italia: cambiare o perire.
A Rimini indicammo le azioni urgenti da adottare e, a nostro parere, possibili malgrado le difficoltà esistenti tra i 27 Paesi della Unione. Ma molte decisioni sono rimaste nel mondo dei desideri.
Oggi è giunto il tempo di decidere a prescindere dalle adesioni di tutti; la soluzione potrebbe essere una UE a due velocità in cui alcuni Paesi stabiliscono di costituirsi in una unione composta da chi vuole una politica estera, economica e della difesa comune. Le modalità possono essere diverse, ciò che è rilevante è il ferreo coordinamento tra i Paesi che conferiscono alla intesa poteri superando i limiti della sovranità nazionale. Insomma una forma di federalismo condiviso con chi è disponibile.
La sinistra europea sbaglia se crede di costruire una alleanza al solo scopo di sostituire La destra, deve poter disporre di una idea di futuro affrontando la gravità dei problemi sociali sempre più drammatici per ricostruire la propria identità.
L’Italia è pienamente coinvolta nei processi che sono stai segnalati in precedenza. Ho ricordato il commento dell’Avv Agnelli al ritorno dagli Stati Uniti, ma credo che sia ben presente nel ricordo ciò che avvenne dopo.
Nel 1992 inizia l’operazione mani pulite che sostanzialmente, con l’idea di rivoltare come un calzino l’Italia, espressione “garbata” di uno dei magistrati di quel tempo, in realtà apre la strada alla distruzione dei partiti e nel 93 inizia la grande svendita, con la lira svalutata del 30%, di gran parte della industria nazionale, grazie a Ciampi Presidente del Consiglio e Prodi alle Partecipazioni Statali.
Successivamente nel 2017, malgrado l’opera di delegittimazione dei partiti abbia avuto successo, Stella e Rizzo, evidentemente non soddisfatti, pubblicano il libro “la casta”, 12 milioni di copie vendute, con un impatto pesantissimo sull’opinione pubblica.
Seguiranno grillo e i grillini a compiere l’opera di distruzione non solo della politica, ma anche delle Istituzioni affermando che uno vale uno e che il Parlamento potrebbe essere composto anche da sorteggiati poiché, secondo Grillo e Casalegno , il Parlamento si comporrebbe da dispositivi umani connessi alla rete, ovvero dei portavoce , a volte persino semplici barometri umani di quello che avviene o viene detto nella rete. Esecutori di ordini impartiti dalla rete sulla quale l’unica manutenzione consentita è quella di Casalegno e l’elevato Grillo.
Tutto ciò è evidentemente estraneo alla democrazia rappresentativa prevista dalla nostra Costituzione perché cancella il ruolo del Parlamento luogo dove le opinioni si formano e non soltanto si manifestano.
L’opera demolitrice del ruolo del Parlamento e del modello di democrazia liberale, prosegue poi all’insegna dei costi della politica che vengono aggrediti con la riduzione della rappresentanza ottenuta con il famoso taglio dei parlamentari approvato anche dal PD dopo aver sconfessato le prime tre votazioni contrarie e aver votato a favore con la promessa di una riforma elettorale mai avvenuta.
Nel 21 0ttobre 2018 (in una intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica) la lega, attraverso Giorgetti (a quel tempo sottosegretario nel governo presieduto dal grillino Conte!!!) sostiene che “se continuiamo a difendere il feticcio della democrazia rappresentativa non facciamo un bene alla democrazia “
Oggi sappiamo che il Governo (dove ancora c’è Giorgetti, questa volta ministro del Governo presieduto dalla Meloni) vorrebbe aggirare la Costituzione attraverso una legge elettorale che promuova un premierato somigliante a un presidenzialismo mascherato che renderebbe definitivamente il Parlamento una istituzione afona al servizio del capo eletto.
Siamo di fronte al rischio di una democratura costruita dopo una lunga opera di distruzione della democrazia liberale e in forte contrasto con il dettato costituzionale.
Credo che il quadro complessivo, anche se per ragioni di brevità limitato alle vicende più eclatanti di un periodo in cui si è indebolita la democrazia parlamentare italiana, sia sufficientemente chiaro e l’allarme non è esercizio di propaganda, ma il risultato di una attenta valutazione delle azioni compiute nel tempo.
Oggi più che mai si deve tornare alla politica capace di indicare le azioni da compiere.
La sinistra deve iniziare a discutere dei problemi contemporanei e futuri, nella “rinnovata cornice della tradizione libertaria del movimento socialista , traendo ispirazione da quella tradizione che intende il pluralismo prima di tutto come autonomia della cultura, della pratica sociale e del sindacato; che rifiuta la concezione totalizzante di un rinnovato partito come portatore di salvezza e di verità; che guarda ai movimenti sociali come realtà autonoma da rispettare e con cui confrontarsi in un rapporto dialettico; che considera la competizione come matrice di libertà e motore del progresso sociale e civile.”
L’Italia è ad una svolta e le azioni del governo se esaminate non singolarmente, ma nel complesso, indicano la direzione illiberale che intende attuare.
Non è più il tempo per immaginare che siano sufficienti intese tra forze eterogenee incapaci di offrire una chiara azione politica e di governo.
Se non ci sarà la consapevolezza che occorra saper costruire una vera prospettiva credibile di governo basata su una solida intesa tra le forze della sinistra italiana , il futuro sarà una ulteriore cocente sconfitta.
Da quanto premesso, anche se è un quadro sintetico e incompleto, credo che emerga anche la nostra missione.
Se spesso rifiutiamo di partecipare a convergenze organiche con movimenti eterogenei, privi di una programma comune, desiderosi solo di fare massa critica per occupare un posto nelle Istituzioni, non si tratta di intransigenza, o peggio di settarismo, è solo la difesa, in mancanza di una credibile proposta politica e programmatica della quale abbiamo tracciato in precedenza anche le caratteristiche, di una identità fatta di principi non negoziabili e di proposte utili alla collettività.
Come abbiamo già dimostrato in occasione di alcune vicende elettorali, non rifiutiamo alleanze elettorali con chi riteniamo ci possano essere convergenze amministrative, ma manteniamo al nostra identità fino al raggiungimento dell’obiettivo per cui ci siamo costituiti prima in Associazione e poi in Partito, convinti che in Italia sia indispensabile la presenza di una grande forza di orientamento socialista senza cedimenti opportunistici alle mode politiche del tempo.
24 gennaio 2026









