L’ultimo report della Camera di Commercio fotografa una regione frammentata: se Todi, Montefalco e Norcia guidano la classifica della densità imprenditoriale, resta l’allarme per i comuni che perdono terreno. Il divario territoriale tocca punte del 74%.
di Collettivo Redazione UmbriaLeft – L’Umbria si conferma, sulla carta, una terra di micro-imprenditoria resiliente, capace di superare la media nazionale per densità aziendale (9,1 imprese ogni 100 abitanti contro l’8,5 italiano). Ma dietro il dato aggregato si nasconde una realtà fatta di contrasti profondi, una “geografia dello sviluppo” che viaggia a velocità opposte. Lo rivela lo “Scettro dell’Imprenditorialità” 2025, l’analisi della Camera di Commercio dell’Umbria che mette a nudo la reale capacità produttiva dei nostri comuni.
I numeri del divario
Delle oltre 90mila imprese registrate, quelle effettivamente attive e operative sono 77.777. Un numero simbolico che però maschera una polarizzazione estrema. Se la propensione al fare impresa fosse un termometro della salute di un territorio, oggi l’Umbria avrebbe zone in piena ebollizione e aree in brivido ipotermico.
Tra i comuni sopra i 10mila abitanti, Todi si conferma la capitale indiscussa: con 12 imprese ogni 100 residenti, stacca tutti e infligge un distacco del 74% a San Giustino, che chiude la classifica. Seguono con buoni numeri Castiglione del Lago (10,4), Assisi e Orvieto (10,1).
Le “capitali” e i capoluoghi pigri
La sorpresa – ma fino a un certo punto – arriva dai centri medi e piccoli. Montefalco (13,3 imprese/100 ab.) scavalca Gualdo Cattaneo, mentre il primato assoluto regionale spetta a Norcia: con 15,1 imprese ogni 100 abitanti, la città di San Benedetto dimostra una vitalità post-sisma che non ha eguali, ergendosi a simbolo di una ricostruzione economica che passa per il commercio e l’accoglienza.
E i grandi centri? Qui la nota è meno brillante. Perugia si piazza solo al 13° posto nella sua fascia (8,6 imprese/100 ab.), superando di un soffio Terni (8,2). Un dato che dovrebbe far riflettere sulle politiche industriali e dei servizi nei due poli principali, che sembrano faticare più della provincia dinamica.
L’altra faccia della medaglia: chi resta indietro?
Non è tutto oro quello che luccica. Se Todi festeggia, territori come Amelia, Magione e Corciano si posizionano nella parte bassa della graduatoria per i grandi comuni. Ancora più netto il calo nel Ternano: comuni come Attigliano, San Gemini e Stroncone mostrano densità imprenditoriali minime (tra le 6 e le 7,6 imprese), segnale di un tessuto economico che fatica a rigenerarsi e che risente della crisi dei modelli industriali tradizionali e del commercio di prossimità.
Una sfida politica e sociale
Il report della Camera di Commercio non è solo una classifica, ma un monito politico. La vocazione umbra resta alta, ma il rischio è quello di una regione “a macchia di leopardo”, dove la fortuna economica dipende sempre più dal perimetro comunale in cui si nasce o si decide di investire. Senza una visione d’insieme che sappia ricucire questi strappi territoriali, lo “scettro” rischia di restare un trofeo per pochi, mentre il resto del territorio scivola verso una progressiva desertificazione produttiva.










