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22 e e 23 marzo: è questione di democrazia


Questo referendum costituzionale è un referendum politico. Non è in gioco solo l’autonomia della Magistratura. È in gioco la democrazia.
L’istituzione di un’”alta corte” che sovrintende i due CSM, quello dei giudici e quello dei PM, la nomina dei consigli effettuata a sorteggio su una lista nominata dal Parlamento a maggioranza, dimostra chiaramente l’obiettivo che si vuol centrare: la fine del principio della divisione dei poteri, quel principio che i nostri Padri Costituenti hanno voluto sancire nella Costituzione antifascista.
Ogni giorno assistiamo come il potere legislativo, che dovrebbe svolgere il Parlamento, sia svolto dall’esecutivo, ovvero dal Governo.
Questa riforma istituzionale è stata imposta dal Governo al Parlamento, diventato, ormai, un’assemblea notarile, piuttosto che l’organo legislativo dello Stato. Sempre più DL, con il vincolo della fiducia, vengono trasmessi in Parlamento per ratificare i provvedimenti del Governo
Siamo in una vera e propria emergenza democratica. Questo non da oggi.
Ripetuti tentativi di modificare in senso autocratico la Costituzione antifascista sono cominciati all’indomani della sua approvazione. Questo è accaduto, basta solo rileggere la storia del nostro Paese dal 1945 ad oggi.
Questo tentativo di controriforma non è isolato. Subito dopo sarà la volta della legge elettorale. Questa riforma annunciata è parte integrante di una strategia politica antitetica ad ogni principio democratico. Il premio di maggioranza permetterà alla coalizione vincente di ottenere il 55% dei seggi, di eleggere il Presidente della Repubblica, di piegare ai suoi voleri il Parlamento, di controllare pienamente la Magistratura.
Ma, cosa più interessante, così facendo si può arrivare facilmente al premierato ed alla autonomia differenziata delle regioni. Il progetto autoritario sarebbe così completo: tutti gli organi dello Stato sotto il diretto controllo dell’esecutivo. Era questo il progetto, “Rinascita democratica”, di Licio Gelli e della sua P2.
La situazione internazionale non aiuta. L’aggressione da parte degli USA e di Israele viola il diritto internazionale. La solita propaganda sostiene la necessità di diffondere la libertà in un paese tiranno. Ma il vero obiettivo è il regim change. Trump non ha consultato il congresso americano, sostenendo il pericolo imminente che l’Iran rappresentava per gli Stati Uniti; Netanyahu ha fatto la stessa cosa. Entrambi sostengono che l’Iran era ad un passo dalla bomba atomica, che avrebbe usato contro Israele e USA. Non è la prima volta che si costruiscono menzogne per giustificare le più orribili oscenità.
Entrambi i leader appartengono ad una destra politica che mal digerisce il dibattito, la critica e la dialettica. Quello che interessa loro è il comando, da esercitare senza impedimenti
Altro aspetto, grottesco e tragicomico, è l’atteggiamento del Governo Meloni, dove brillano l’assenza del Presidente del Consiglio e l’incapacità dei ministri Tajani e Crosetto.
Il dominio del medio oriente da parte degli Usa e di Israele determina le condizioni per il controllo energetico mondiale.
Certo è che gli Usa, per superare la crisi economica e politica che li attanaglia, cercano in tutti i modi di andare oltre a questo mondo multilaterale creatosi dopo la caduta dell’Unione Sovietica.
Votiamo un convinto No a questo referendum, è un voto per la democrazia e per la libertà. Non possiamo abbassare gli occhi e chinare la testa. Ne va del nostro futuro e per quello delle giovani generazioni

Attilio Gambacorta