Home / Opinioni / Referendum, il Paese ha deciso: la Costituzione non si tocca

Referendum, il Paese ha deciso: la Costituzione non si tocca

Il voto referendario ha restituito un verdetto netto: il Paese non è disposto ad accettare forzature sull’equilibrio costituzionale. Milioni di cittadini hanno scelto consapevolmente di difendere la Carta repubblicana, respingendo un progetto che mirava a concentrare il potere e a ridurre gli spazi di rappresentanza democratica.

In questo scenario, le dimissioni di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro Delle Vedove e Giusi Bartolozzi arrivano solo dopo una sconfitta politica che non lasciava più margini di ambiguità. Non un gesto di responsabilità anticipata, ma una resa tardiva di fronte a un pronunciamento popolare che ha smontato, pezzo dopo pezzo, una narrazione costruita senza ascolto e senza confronto reale.

Per settimane si è tentato di imporre una riforma calata dall’alto, ignorando il dissenso diffuso nel Paese, nelle università, nei luoghi di lavoro, tra associazioni e costituzionalisti. Si è scelto di andare avanti comunque, fino a quando il voto non ha imposto uno stop definitivo. È questo il punto politico: senza la mobilitazione democratica, nulla si sarebbe fermato.

E proprio da quella mobilitazione emerge il dato più rilevante: una straordinaria partecipazione giovanile, determinata, consapevole, capace di organizzarsi e di riportare la Costituzione al centro del conflitto politico. Studenti e studentesse, giovani lavoratori e lavoratrici hanno dimostrato che esiste una generazione che rifiuta l’idea di una democrazia svuotata e che rivendica diritti, rappresentanza e futuro.

Le dimissioni, così come sono arrivate, non bastano. Non bastano perché non cancellano mesi di arroganza istituzionale, né il tentativo di indebolire i contrappesi democratici. Non bastano perché arrivano solo quando il consenso è venuto meno, e non quando erano già evidenti le criticità e le divisioni profonde nel Paese.

Il risultato referendario parla chiaro: la Costituzione non è terreno di sperimentazione per operazioni di parte. È un patto collettivo che si difende e si rafforza con il coinvolgimento dei cittadini, non contro di essi. E chi ha provato a piegarla a logiche di potere oggi è costretto a fare un passo indietro, ma il segnale politico resta: quando il Paese si mobilita, quando soprattutto le nuove generazioni prendono parola, nessuna forzatura può reggere.

Da qui bisogna ripartire, senza compromessi al ribasso: dalla difesa piena dei principi costituzionali, dalla centralità della partecipazione e da una nuova stagione politica che abbia il coraggio di stare dalla parte di chi quella Costituzione la vive, la studia e la difende ogni giorno.

Franco Cesario, Segretario regionale PRC Umbria