Il governo spagnolo blinda il diritto all’autodeterminazione delle donne: una scelta di civiltà che interroga l’Europa.
Mentre altrove i diritti civili sembrano pericolosamente in bilico, la Spagna di Pedro Sánchez sceglie di scrivere una nuova pagina di storia. Il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma per inserire il diritto all’aborto direttamente nell’Articolo 43 della Costituzione: “Lo Stato garantisce alle donne l’interruzione volontaria di gravidanza in condizioni di uguaglianza reale ed effettiva”.
Non è un gesto isolato, ma la prosecuzione di una linea politica netta e coraggiosa. È la stessa coerenza che abbiamo visto nel riconoscimento della Palestina, nel fermo no alle pressioni degli Stati Uniti sulle basi militari o nell’embargo sulle armi a Israele. Sánchez non si limita a gestire il presente, ma decide di blindare il futuro.
Il passaggio è cruciale: affidare l’autodeterminazione delle donne alla Carta costituzionale significa sottrarla alla precarietà delle leggi ordinarie, che ogni nuovo governo può cancellare con un colpo di spugna. Mettere nero su bianco che il corpo delle donne appartiene alle donne è un atto di resistenza e di visione.
Ora la parola passa al Parlamento per il via libera definitivo. Ma il segnale inviato all’Europa è già chiarissimo: i diritti non si difendono restando fermi, si difendono avanzando. Magari ad averceli, anche qui, leader capaci di tanta determinazione.
redazione UmbriaLeft












