Le recenti, ignobili angherie subite dai militanti della flottilla nel porto di Ashdod non sono l’episodio isolato di un singolo esponente fanatico. Liquidare la brutalità di Itamar Ben Gvir come una bizzarra anomalia o la deriva di un singolo estremista è un errore d’analisi imperdonabile, un pietoso tentativo retorico utile solo a salvare la presunta “rispettabilità” delle istituzioni israeliane.
Ciò a cui assistiamo è l’atteggiamento strutturale e rivendicato di un intero sistema di governo. La drammatica conferma arriva direttamente dalle massime cariche dello Stato, che non si nascondono ma filmano e pubblicano i propri crimini come materiale da propaganda elettorale.
Mentre Ben Gvir si fa riprendere mentre sbeffeggia i pacifisti internazionali costretti a terra, legati e bendati, la ministra dei Trasporti Miri Regev diffonde video in cui esalta compiaciuta l’umiliazione dei cooperanti, definendola “la giusta punizione” per chi tenta di rompere l’assedio. Questa non è follia individuale: è una strategia concertata di sadismo di Stato che si unisce ai deliri speculativi del ministro Bezalel Smotrich, il quale non ha mai nascosto l’obiettivo di “seppellire l’idea di uno Stato palestinese” e ridurre i territori occupati a una miniera d’oro immobiliare per i coloni.
Da ormai troppo tempo, l’esecutivo israeliano usa questi metodi ignobili contro una popolazione civile inerme e contro chiunque, a livello internazionale, scelga di solidarizzare con il popolo palestinese. Chi porta aiuti, chi testimonia l’orrore quotidiano, viene trattato alla stregua di un bersaglio militare nel tentativo deliberato di terrorizzare e mettere a tacere i movimenti pacifisti mondiali.
Non possiamo più tollerare il silenzio e la complicità dei governi occidentali e delle istituzioni europee, che continuano a garantire un’ingiustificabile impunità a questo regime di apartheid. La solidarietà non si ferma davanti alle minacce, ai sequestri e alle violenze. Saremo sempre a fianco di chi sfida i blocchi per portare giustizia.
Esprimiamo la nostra totale e incondizionata solidarietà ai militanti aggrediti. La loro resistenza all’infamia è la lotta di tutti noi.
Franco Cesario, Segretario regionale PRC Umbria














