Sono stati bruciati vivi quattro lavoratori della terra, migranti afghani, proletari, per punizione. Bruciati vivi il primo giugno ad Amendolara (Calabria) mentre erano impiegati nella raccolta delle fragole. La loro colpa è stata di aver preteso il loro misero salario e un contratto di lavoro. Cosa inusitata per i criminali caporali al servizio dei padroni capitalisti della terra. Sono stati arrestati due pachistani espressione del più ripugnante e inumano caporalato. La coppia di assassini ha bloccato dall’esterno le portiere dell’auto dove stavano i lavoratori, gettato benzina e dato fuoco al veicolo. L’unico sopravvissuto è un bracciante afghano che è riuscito disperatamente a fuggire.
Sabato 6 si è svolta una partecipata manifestazione della Cgil (assenti Uil e Cis[na]l) con molti rappresentanti politici di molte forze d’opposizione.
La strage di Amendolara è la punta di un iceberg di un sistema di sfruttamento disumano, inaccettabile. C’è chi continua a far finta di non vederlo, come il governo Meloni o addirittura a tollerarlo se non ad alimentarlo come tanti pezzi del padronato dell’agroindustria. Il governo Meloni non ha fatto nulla per combattere concretamente il caporalato, anzi, a cominciare dall’inesistente tavolo del decreto flussi, fino al mancato utilizzo dei fondi del Pnrr per superare i ghetti dove sopravvivono migliaia di proletari immigrati.
Solo la lotta per i diritti sociali, l’uguaglianza e la giustizia può invertire questa inumana situazione. Una lotta dura e prolungata, una lotta unitaria e di popolo.
Umbrialeft aps










