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IL GOSSIP O QUANDO IL CONFLITTO INTERCAPITALISTICO NON INCROCIA LA LOTTA DI CLASSE DI UN NUOVO MOVIMENTO OPERAIO

Il discorso pubblico ufficiale, non solo italiano, e’ sempre piu’ attorcigliato all’inessenziale.

Media, schieramenti politici, la stessa geopolitica, narrano di una favola che quasi mai corrisponde ai processi reali.

Non e’ sempre vocazione ad occultare, dire e non dire o di contro insistere troppo su particolari in fondo inutili.

Non sempre cioe’ e’ propaganda.

Non di rado e’ proprio incapacità di capire quel che succede davvero.

Si prenda, ad esempio, la “spettacolare” lite tra il presidente Usa e la leader del governo italiano.

Se non facciamo lo sforzo di leggere la crisi che attraversa il mondo odierno come scontro tra diverse fazioni del capitalismo contemporaneo capiamo davvero poco.

Sia delle guerre in corso, sia dello stesso interrogativo della premier italiana sul perché Trump attacchi lei e gli europei mentre sembra piu’ cauto verso alcuni altri interlocutori e governi.

Non potrei dire se questo interrogativo sia stato posto in modo consapevole o per caso, so che sfiora pero’ la questione cruciale.

Le ( almeno) due opposte visioni dell’ordine mondiale che oggi vedono tra loro contrapposti il protezionismo americano e il liberismo globalista.

Gli Usa, in grave crisi debitoria con il resto del mondo, non da oggi stanno ripiegando su una linea protezionista e di disimpegno dai teatri di guerra.

Non inganni il capitolo Iran, o altri similari, agiti solo per interessi americani piu’ che, come un tempo, da gendarmi del mondo.

Con Trump questa linea, che gia’ si era intravista con Biden e perfino con Obama, si e’ solo radicalizzata e precisata.

Se le cose stanno cosi in fondo Europa e Cina sono molto piu’ vicine di quanto loro stesse non credano.

Entrambe, in forme diverse, aspirano a tornare al globalismo liberista ante crisi.

Non so se le odierne forze politiche italiane lo comprendono ( non ci giurerei).

Entrambi i fronti leggono i processi politici (quando va bene) senza scrutare piu’ nel profondo i movimenti concreti del capitalismo.

Movimenti anzi di cui – ne siano consapevoli o meno – maggioranza e opposizioni in Italia e anche in Usa sono parte.

Che il protezionismo economico americano – dazi, muri e quant’ altro – sia oggettivamente in conflitto con l’interesse europeo ed anche cinese ad una economia piu’ aperta e piu’ classicamente liberista, mi sembra piuttosto evidente.

E’ questo che colloca oggi Trump e Meloni , pur ideologicamente piu’ affini, strutturalmente su fronti diversi.

Sarebbe uguale se al governo da noi ci fosse l’attuale opposizione e i democratici alla Casa Bianca.

Magari con un po’ piu’ di buone maniere.

Questo, al netto del solito stucchevole chiacchiericcio politicista e da gossip, e’ nell’essenziale lo scontro vero oggi in atto nel mondo.

Che poi nessuno di questi due capitalismi in contesa sia la risposta efficace ai problemi di un riassetto equilibrato del globo e’ un altro tema.

E che ci riguarda – questo si – un po’ piu’ da vicino.

Sappiamo, purtroppo da tempo, che in questa contesa tra diverse fazioni del capitale non ha oggi alcun ruolo cio’ che un tempo era il movimento operaio.

Un movimento di classe che va’, nelle forme oggi possibili, riorganizzato, dai lavori piu’ umili e servili alla scienza e alla intelligenza artificiale.

Una bella gatta da pelare, me ne rendo conto.

Ci torniamo presto, e gia’ nel prossimo numero della rivista Scienza e Classe, ne parleremo ampiamente.

Vito Nocera