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Esiste un paese parallelo dei proletari senza rivoluzione


Il senso comune è piuttosto esplicito:” Se non voti poi non puoi lamentarti”. In sostanza l’accusa è di essere un qualunquista.
Ma, sembra invece che si voglia per forza guardare il dito (i menefreghisti che non vanno a votare) e di proposito s’ ignora la luna: cioè il fatto che sono decine di milioni a costituire un esercito di lavoratrici e lavoratori sfruttati, precari, a termine, sottopagati, ricattabili, dominati, lavoratori poveri, in fondo alla scala sociale. Uno studio recente di “Polis Lombardia” ci dice che il 18,8% di chi lavora a Milano, la capitale morale del Paese, è sfruttato ai limiti dello schiavismo: dalla filiera del tessile alla moda alla logistica, dai rader ai fattorini, nei cantieri edili e nelle officine, dalle finte cooperative allo sfruttamento modello inizio 800. Duecentomila persone, come minimo, che non hanno nessuna speranza di migliorare la propria condizione materiale di vita e di lavoro. Sono tanti gli stranieri in questa condizione, sono tanti i lavoratori italiani nella medesima condizione.
Certamente il 40% che ormai si astiene alle elezioni di qualsiasi tipo, con grande soddisfazione dei partiti, non sono solo gli appartenenti al sottoproletariato o al proletariato sfruttato (…”che ha solo da perdere le sue catene”…), ma e’ abbastanza certo che tutta quella componente sociale, i neo-schiavi, non vota perche’ non ci crede, non si fida, per il smplice fato che sa perfetamente che non sara’ la vittoria di quella o quell’altra coalizione a cambiare il suo futuro, a prospettargli una vita dignitosa e libera. Il sistema capitalistico adora i “proletari senza rivoluzione”.

Umbrialeft aps