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Futuro Nazionale?

di Attilio Gambacorta
Ieri a Torgiano è stato ufficialmente dato il via alla nuova formazione “futuro nazionale” fondata dal generale Vannacci. Era una riunione comprensoriale della media valle del Tevere. Torgiano è stata scelta perché fra tutti i comuni di questa zona dell’Umbria ha più adesioni. Molti sono gli interrogativi su questo partito politico. Vannacci era stato chiamato da Salvini a rappresentare La Lega alle ultime elezioni europee, raccogliendo molte preferenze, portando, quindi, molti voti a quel partito. Le enormi differenze sulla politica estera adottate dal Governo Meloni, in particolar modo sulla guerra Russo-Ucraina, ha indotto il Generale a scindersi dalla Lega, creando non pochi problemi alla Lega stessa, ma anche a tutta la coalizione che governa il nostro Paese. Il richiamo ideologico “Dio, Patria e Famiglia” è molto chiaro. Un aspetto questo comune a tutte le destre, comprese, quindi, Lega e FdI. E forte è anche il richiamo a temi securitari. Su questi argomenti la questione immigrazione è alla base di tutti i ragionamenti. Un nazionalismo estremo alimenta le passioni politiche di tanti militanti. Storicamente è facile dimostrare che è stato il nazionalismo a scatenare guerre, a distruggere comunità intere, a provocare povertà e morte. Una critica severa, un j’accuse a questo estremismo ideologico è quantomeno doveroso da parte di tutte le forze democratiche e progressiste. Parlare di egemonia di una nazione su un’altra significa non riconoscere i diritti dell’altra. Da qui nascono le diseguaglianze, e da qui si creano conflitti, cosa diversa dal conflitto sociale dove le classi subalterne cercano spazi per la propria emancipazione. E se a questa presunta supremazia si aggiungono Dio e famiglia il settarismo ideologico fa quadrato e su quel recinto non possono abitare altre culture, altre idee, altri cittadini con pensieri e idee diverse. Non c’entrano le tradizioni. Esse sono si patrimonio culturale e storico di una comunità, ma vivono, si trasformano con i cambiamenti che il progresso impone. Viverle in maniera dogmatica è la negazione delle tradizioni stesse, ricordarle, rievocarle è un conto, pensare di trasmetterle tout court così come sono nate non ha senso. Ma a parte le tradizioni alle quali si richiamano a prescindere i soggetti che sostengono questa ideologia, siamo lontani dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo emanata all’indomani della Rivoluzione Francese. Ma siamo anche lontani dal pensiero teologico di Papa Leone che fonda la sua enciclica, partendo si da Dio e l’eternità, ma soprattutto dall’uomo e l’uguaglianza tra gli uomini in un mondo multiculturale e il rispetto sacrosanto per la vita dell’uomo stesso, di tutti gli uomini. Cos’altro è se non questo l’Ecumenesimo? Un concetto questo molto caro a tutti gli ultimi 4 Papi. Ma è un concetto che viene da lontano e che oggi tutta Italia ne parla nell’affrontare, non solo teologicamente, il pensiero di San Francesco a 800 anni dalla morte, attraverso la sua missione in medioriente e il suo incontro con il sultano. Ma non è solo questa la critica che si deve avanzare. Il tema dell’immigrazione è strumentale e antistorico. Strumentale perché si abbaia ad un pericolo che non c’è. Non sono gli stranieri a rubarci il lavoro! Potete immaginare la società contemporanea senza le “badanti”, senza i lavoratori nei campi? Potete immaginare un sistema previdenziale senza i contributi versati dagli immigrati? Oggi il capitalismo sta creando un mondo squilibrato, dove le élite si scontrano tra loro e le grandi masse delle popolazioni subiscono il loro dominio. Continenti ricchissimi, come l’Africa, vengono sfruttati e depauperati, la povertà è totale e da questa condizione si fugge per cercare una speranza di vita. Inoltre, anche l’aumento demografico di questi continenti mette alla luce un’altra contraddizione: il calo demografico dell’occidente che consuma gran parte delle risorse mondiali. Come possiamo reagire a questo dramma? Non certo con le guerre, con una chiusura sociale, culturale e politica. Da questo punto di vista credo che il concetto “Dio, Patria e Famiglia” sia quello che contribuisce ad acuire ancora di più i tanti conflitti che oggi distruggono il mondo. In Italia la grande questione dell’immigrazione è governata, ormai da oltre 25 anni, dalle legge “Bossi-Fini”. Perché incolpare la sinistra? Se mai la colpa di quest’ultima e di non aver superata quella legge con un’altra, quando ne aveva le possibilità. L’immigrazione clandestina dimostra la malvagità umana. Si dà la colpa alle ONG in maniera indiscriminata per gettare fango su organizzazioni che spesso sono le sole a dare un risvolto umano a questo dramma immenso del terzo millennio. Oggi abbiamo bisogno di pace e non di guerre; di lavoro riconosciuto e ben pagato; di ridistribuzione delle risorse economiche e naturali; di sanità pubblica; di scuola e di formazione; di ristrutturare urbanisticamente le grandi periferie urbane, per renderle più vivibili socialmente, per dare loro un’identità culturale dove i propri abitanti si possano riconoscere e creare comunità aperte al dialogo, alla diversità, solo così si può affrontare il tema, tanto sollevato dalle destre; di rispettare l’ambiente e porre la tutela ambientale come paradigma rispetto alla pura economicità; di trovare le risorse in una patrimoniale che colpisca i grandi patrimoni e gli extraprofitti. Tutto questo è scritto nella nostra Costituzione. In Italia molti cittadini aderiscono convintamente a Futuro Nazionale, ieri a Torgiano ne abbiamo avuto un esempio, ma credo che la sua risposta ai drammi del mondo di oggi sia sbagliata, velleitaria e antistorica che porterà solo ad acuire i già tanti drammi che stiamo vivendo.