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Il caso Ranucci è una catastrofe per tutti

Il caso Ranucci è una catastrofe per tutti. Per la RAI, che lo silura su una base puramente idiosincratica e priva di consistenza giuridica, ragion per cui uscirà sconfitta nella causa che Ranucci ha deciso di farle. Per il giornalismo d’inchiesta, di qualità e non, che si ritrova unificato dall’essere il target preferito dei poteri (non solo politici) che non tollerano critiche e intrusioni. Per il giornalismo a libro paga dei poteri suddetti, che ha accerchiato Ranucci con uno zelo degno di miglior causa e un linguaggio indegno di qualunque causa. Per il giornalismo cosiddetto indipendente, che a commento del caso ci ha regalato due perle indimenticabili a firma di Paolo Mieli e di Stefano Cappellini. Per Ranucci, che è vittima di un attentato, di un raggiro (di Lavitola) e di un sopruso (della sua azienda) e pertanto va difeso, ma certo non ne esce bene né per le sue frequentazioni né per le sue dissennate esternazioni (comprese quelle sui suoi rapporti con l’altro sesso) né per la sua ostinazione a non fare un passo a lato quando sarebbe stato elegante farlo. Per la maggioranza di governo, che si conferma ignorante dell’abc della divisione dei poteri. Per il “campo largo”, che si rivela tanto fragile da essere “contendibile”, come si dice adesso, da un lestofante acclarato secondo sentenze passate in giudicato come Lavitola. Infine per tutti/e noi, che sull’orlo della catastrofe climatica e della guerra atomica ce la spassiamo da un mese con questa storiaccia.

Tratto da un post pubblicato su Facebook da Ida Dominijanni