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IL CIELO SOPRA NEW YORK E WASHINGTON

di Mario Capanna
Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità,
bensì uscire da quella “zona grigia” in cui tutto è abitudine e
rassegnazione passiva.
(R. Levi-Montalcini)

L’Assemblea generale dell’Onu al Palazzo di Vetro e la visita del leader cinese Xi Jinping alla Casa Bianca sono i due avvenimenti di grande rilievo in questo fine settembre 2026.
Il plenum delle Nazioni Unite, che ha visto la partecipazione dei capi di Stato e di governo del mondo, con l’indecente assenza di Giorgia Meloni che ha preferito occuparsi di sfilate di moda, è stato segnato, in particolare, da quattro eventi.
Il primo: il discorso autocelebrativo e arrogante di Trump, convinto illusoriamente che il mondo sia ai suoi piedi, mentre si trova alle prese con difficoltà crescenti in patria.
Il secondo: il bellissimo discorso, pieno di intelligenza, umanità e dignità, del premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha smascherato tutti i sabotatori guerrafondai della pace mondiale.
Il terzo: l’intervento spocchioso di Netanyahu dinanzi alla grande sala vuota – l’uscita di massa delle delegazioni, mentre lui saliva sul palco, sembrava una processione… Con l’aggravante per cui, mentre il criminale di guerra israeliano ha potuto accedere al podio, il presidente dell’Autorità palestinese è dovuto intervenire da remoto, per il veto alla sua presenza imposto dagli Usa. Aberrazione colossale, con l’uso sfrontato dei due pesi e delle due misure.
Il quarto evento: la manifestazione in prossimità della sede Onu, organizzata (è importante sottolinearlo) dal movimento “Voci ebraiche per pace”, per protestare contro la presenza di Netanyahu, cui ha partecipato il premio Oscar Susan Sarandon, arrestata (!?) insieme ad altri intellettuali e militanti. Segni evidenti che l’isolamento di Israele è in crescita, in proporzione all’aumento del sostegno ai legittimi diritti del popolo palestinese.
Nel frattempo il leader cinese non si è lasciato sedurre dai sontuosi onori protocollari con cui è stato ricevuto.
Ha detto chiaramente a Trump che Pechino ricerca con Washington una “relazione di stabilità strategica”, per cui la competizione fra i due grandi Paesi sia “una corsa per raggiungersi a vicenda, non una zuffa in cui uno perde e l’altro vince”, l’unico modo, questo, per non fare scattare la “trappola di Tucidide”, ovvero il conflitto armato fra una potenza dominante e una emergente.
Affermando questo, la Cina è consapevole che la sua forza, oltre la propria crescita economica e commerciale, deriva anche dal fatto di essere uno dei maggiori Paesi membro dei Brics, lo schieramento di nazioni, rappresentativo di metà della popolazione planetaria, che si muovono verso il multilateralismo e il policentrismo. Tendenza fondamentale volta a costruire nuovi rapporti nelle dinamiche del mondo.
Certo, il cielo sopra Washington e New York non è sgombro da nubi, ma qualche sprazzo di azzurro si lascia intravedere.
E’ compito di ogni persona, consapevole e pacifica, operare in ogni parte del mondo perché il sereno si allarghi. E diventi prevalente.