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La fabbrica della paura

di Stefano Vinti

L’Italia è davvero un Paese insicuro e pericoloso? I dati ,oltre che il buon senso, dicono di no: da decenni gli omicidi e molti reati predatori diminuiscono, le piazze sono molto meno problematiche di ieri e non esiste una nuova emergenza criminale prodotta da minorenni o stranieri. Eppure, dal 2022, il governo Meloni ha costruito a suon di decreti e disegni di legge una fitta architettura securitaria: nuovi reati, aggravanti, divieti, trattenimenti, poteri speciali di polizia. Dai rave all’attività delle Ong nel Mediterraneo, dai Cpr ai manifestanti per il clima, dai blocchi stradali dei lavoratori precari alle occupazioni di stabili abbandonati fino alle proteste passive in carcere. In questo modo il governo Meloni ha criminalizzato il conflitto sociale, che è il sale della democrazia. È con la complicità dei media ha ingigantito e usato singoli casi di cronaca come pretesto per comprimere diritti e indebolire norme di civiltà. “La fabbrica della paura” ricostruisce questa politica repressiva è di restringimento degli spazi democratici e della libertà individuale e collettiva, e la costruzione del nemico da parte della destra nel primo quadriennio del mandata della Prima ministra Giorgia Meloni. Il libro racconta anche chi resiste e si oppone a questa deriva: studenti, operai, lavoratori, migranti, attivisti, movimenti, storici, giuristi, studiosi che difendono un’altra idea do sicurezza, fondata sui diritti, sulla libertà, sull’uguaglianza di tutte le persone. Fondata sulla Costituzione democratica, laica e antifascista.
Un libro da leggere, diffondere, discutere collettivamente nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, nei quartieri e nelle città.