Dopo 14 anni di conflitto e ripetuti sfollamenti, milioni di persone in Siria continuano ad avere un accesso incerto all’acqua sicura e ai servizi igienico-sanitari.
La situazione è particolarmente difficile per chi torna nelle proprie comunità dopo essere stato costretto a fuggire. Dal dicembre 2024, circa 1,7 milioni di rifugiati e 1,9 milioni di sfollati interni sono tornati in Siria, spesso trovando servizi essenziali ancora gravemente danneggiati.
Il problema non riguarda soltanto la disponibilità di acqua. Sistemi danneggiati, infrastrutture sovraccariche, contaminazione e disastri naturali aumentano i rischi per la salute e rendono più difficile garantire cure sicure negli ospedali e nelle comunità.
Nel 2025 e nel 2026, abbiamo lavorato per ripristinare stazioni idriche, riparare pozzi, installare sistemi a energia solare, migliorare le strutture igienico-sanitarie e sostenere la gestione dei rifiuti in diverse aree del Paese.
Ma i bisogni restano enormi. Secondo le Nazioni Unite, 15,6 milioni di persone in Siria hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria.
Così si legge in una nota diffusa da Medici Senza Frontiere














