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Sánchez ha un problema: no degli alleati all’aumento del bilancio militare

Luca Tancredi Barone, il manifesto – BARCELLONA – Ci volevano proprio le sirene di guerra per rendere la vita ancora più difficile al governo di Pedro Sánchez, che ha già detto di aver praticamente rinunciato, per il terzo anno consecutivo, a varare una legge di bilancio. Quasi tutti gli alleati parlamentari del partito socialista hanno detto chiaro e tondo che non hanno alcuna intenzione di dare luce verde all’aumento del bilancio militare.

E il Partito popolare, che a Bruxelles ha votato assieme ai socialisti a favore del riarmo, a Madrid non ha in programma di salvare la pelle dell’odiato premier. Mercoledì il dibattito in aula ha messo in luce le difficoltà che avrà Sánchez a mantenere gli impegni presi a livello internazionale con gli equilibri parlamentari. Capofila del no alle armi è proprio Sumar, socio di governo, che ha detto chiaro e tondo che non lo sosterranno mai.

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Sánchez d’altra parte si sta arrampicando sugli specchi per argomentare che aumentare la spesa militare non necessariamente vuol dire armi, ma anche cibersicurezza e tecnologia, e vorrebbe anche far passare sotto questo concetto la possibile apertura di nuove miniere di minerali rari per ridurre la dipendenza della Cina. In ogni caso, dice lui, senza diminuire “di un centesimo” la spesa sociale.

Proprio durante l’acceso dibattito, davanti alla scalinata del Congresso, decine di intellettuali presentavano un manifesto «contro l’aumento sfrenato della spesa militare» che proclama: «Il riarmo dell’Europa non porterà la pace, non contribuirà alla distensione, ma ci avvicinerà di più alla guerra». L’appello è stato firmato da numerosi esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo spagnolo, fra i quali gli attori Javier Bardem, Aitana Sánchez-Gijón, Luis Tosar, gli scrittori Manuel Rivas, Marta Sanz, e la cantante Rozalen e da 842 associazioni e Ong come Greenpeace, Alianza por la solidaridad e il Centro Delàs per la pace.

Sánchez è rimasto sul vago, anche se ha promesso che entro l’estate il governo presenterà un piano per aumentare la spesa militare – che al momento, formalmente è all’1.5% del Pil, fra le più basse in Europa – e “avvicinarsi” al 2% come chiedono Nato e Ue. Su questo il governo ha dovuto smentire il segretario della Nato, Mark Rutte: l’aumento al 2% non avverrà entro l’estate ma entro il 2027. Tecnicamente, è difficile passare dai circa 21 miliardi che sulla carta il paese ha destinato nel 2024 ai militari fino a 31 miliardi che esige Rutte in così poco tempo. Anche se la ministra delle Finanze María Jesús Montero, presentando i dati del deficit del 2024, al 2,8% (0,2% in meno dell’accordato con Bruxelles) non ha scartato che questo lasci un margine anche per investimenti militari.

L’aumento della spesa militare in Spagna è sempre stato visto con poca simpatia dall’elettorato, ma negli ultimi tempi, secondo un’inchiesta del quotidiano 20 minutos, la percentuale di persone favorevoli a un aumento date le circostanze attuali raggiungerebbe il 54%.