Mentre Meloni conferma l’impegno di versare il 5% del Pil alla NATO, l’OCSE ha smontato la sua narrazione ufficiale sul lavoro. La debolezza strutturale di fondo resta immutata: i salari sono sotto la media dell’area OCSE di addirittura circa 10 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione cala anche perché si sta gonfiando il bacino degli inattivi, in particolare tra le donne e i giovani. La condizione sociale del Paese è segnata dal crollo verticale del potere d’acquistodi salari, stipendi e pensioni. Rispetto a cinque anni fa, i salari reali in Italia sono precipitati del 6,1%, pertanto la perdita accumulata negli ultimi cinque anni equivale a lavorare gratis per venti giorni all’anno. Una situazione pesantissima per le lavoratrici e i lavoratori umbri che hanno retribuzioni medie inferiori del 7% rispetto a quelle dei loro colleghi italiani. Le basse retribuzioni che sono uno degli elementi che determinano la fase di galleggiamento e declino economico e sociale dell’Umbria, dovrebbero essere alzate significativamente.
Per l’immediato futuro l’OCSE prevede per il 2026 un ulteriore calo dei salari reali dello 0,9% seguito da un troppo modesto +0,2% nel 2027.
La debolezza delle retribuzioni nominali espone l’Italia a ogni minima oscillazione dei mercati: basta un moderato shock dei prezzi energetici stimato al 3% come quello causato dalla guerra contro l’Iran voluta da Trump che ha dato una nuova spinta all’inflazione già persistente, per azzerare i timidi segnali di ripresa e far sprofondare i redditi dei lavoratori e delle classi sociali subordinate.
La crescita meramente quantitativa dell’occupazione coincide con la crescita del lavoro povero, precario e sottopagato, privo di diritti e tutele. Ciò colpisce principalmente i settori a basso e bassissimo valore aggiunto, a cominciare dal turismo e dal commercio. Il boom turistico dell’Umbria, tanto decantato dalle forze di governo e opposizione locali, non produce nuova ricchezza e tanto meno lavoro di qualità ma invece spinge tanta della nostra gioventù, altamente qualificata, alla emigrazione.
Vale a dire che terziario povero, assieme a un processo di deindustralizzazione, con un welfare a pezzi e senza tutele sul lavoro o residuali, la questione salariale assume caratteri sociali esplosivi.
La realtà del lavoro povero, cioè l’essenza del capitalismo contemporaneo, continuerà a essere coperta dal frastuono della propaganda delle classi dominanti e del loro governo, tocca alle soggettività colpite da questa intollerabile ingiustizia sociale svelarla, smascherarla e pretendere di essere risarcite.
Umbrialeft aps














