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Residenze protette: da posti letto a posti di vita

Il Sindacato Pensionati Italiani, Spi-Cgil è da sempre storicamente in prima linea nella tutela degli anziani non autosufficienti e nel monitoraggio delle residenze sanitarie assistite, unendo la difesa dei diritti degli ospiti all’ interno delle strutture e delle operatrici e gli operatori, richiedendo in tutte le occasioni di confronto, un sistema di welfare pubblico più integrato e moderno.

Per andare verso il raggiungimento di questo obiettivo in tempi celeri,
spingiamo per trasformare le RESIDENZE PROTETTE da luoghi puramente di ricovero sanitario a veri e propri “luoghi di vita”, garantendo socialità, dignità e spazi adeguati.
L’attività del volontariato, anche nostro, è encomiabile, ma è chiaro che le ripetute denunce della Fp e della Cgil sulla carenza degli operatori e l’alto turnover (determinato anche dalla piaga dei contratti pirati, mentre noi sottoscriviamo invece il contratto Uneba e o delle cooperative sociali) evidenziano palesemente che per avere standard assistenziali più elevati necessitano un numero maggiore di infermieri, medici, geriatri, psicologi.
Contemporaneamente rilanciare la domiciliarità, ovvero un piano straordinario di investimenti sull’assistenza domiciliare, per permettere agli anziani di rimanere il più a lungo a possibile nel proprio ambiente familiare, evitando o ritardando il ricovero in una struttura.
Altro “macigno” che grava sull’accessibilità del servizio, è rappresentato dalla non sostenibilità economica delle tariffe che spesso grava sulle famiglie ampliando le già numerose diseguaglianze, e che senza una compartecipazione pubblica “pesante”delle rette determinerà l’abbandono degli anziani e delle loro famiglie a un tragico e doloroso destino.
Non basta, anche se è un indicatore di civiltà e di coesione sociale, il monitoraggio delle strutture, occorre agire sull’effettivo accesso alle Residenze Protette senza distinzione di reddito.
Nella nostra regione il tasso degli over 65enni supera il 27% della popolazione,
(media nazionale del 24,5%)è con una crescita continua e costante di nucleo familiari composti da 1 sola persona, e il 23% della popolazione umbra è non autosufficiente, con l’aggravio della scomparsa di servizi e presidi fondamentali soprattutto nelle aree interne del sisma, determinati anche dalla sistematica riduzione delle risorse nazionali destinate al socio/sanitario (la cgil sta raccogliendo firme per invertire il declino del ns prestigioso servizio sanitario pubblico, conquistato anche e soprattutto dalle lotte e mobiltazioni sindacali che portarono al superamento dell’iniquo sistema delle mutue.

Per noi le Residenze Protette sono parte integrante del servizio sanitario regionale (ribadito più volte) e abbiamo valutato positivamente la scelta della giunta regionale di raddoppiare le risorse sul fondo per la non autosufficienza (Prina) e ora occorre negoziare come e dove allocarle, e del protocollo sull’invecchiamento attivo sottoscritto unitariamente dalle organizzazioni sindacali dei pensionati.

Ovviamente per noi la Residenze Protette (e ovviamente anche le Rsa) non devono avere come finalità principale quello della custodia per l’anziana/o, ma quella di un’assistenza, a diversa intensità, rivolta a persone non autosufficienti in maniera temporanea (Rsa) o permanente (Residenze Protette), a seconda che la paziente o il paziente sia affetta/o da una patologia cronica o acuta, e aggiungo che sia realistico pensare che il ricovero in una RSA sia soltanto una soluzione transitoria, da perseguire nei casi in cui sia necessario per effettuare una terapia che richiede un particolare grado di assistenza con una specifica professionalità sanitaria.
E qui entra in ballo la Residenza Protetta, ovvero una struttura residenziale con un elevato livello di integrazione socio-sanitaria destinata ad accogliere, PERMANENTEMENTE, anziani non autosufficienti, con esite di patologie fisiche, psichiche, sensoriali o miste stabilizzate, non curabili a domicilio e che non necessitano di prestazioni sanitarie complesse.
Nella nostra impostazione occorre passare dal posto letto al posto di vita.

Per questo, bisogna costruire le condizioni per offrire ospitalità e assistenza assicurando un livello “almeno” medio di assistenza medica, infermieristica medica, infermieristica e riabilitativa, e un livello di ELEVATO di assistenza tutelare e alberghiera.
In particolare la residenza protetta per mantenere e migliorare lo stato di salute ed il benessere dell’anziano deve a nostro avviso fornire occasioni di vita comunitaria, attività ricreative e servizi per l’aiuto nelle attività quotidiane, e attività finalizzate al mantenimento e all’attivazione delle capacità residue.
E’ chiaro che l’assistenza medica, infermieristica e riabilitativa deve essere sostenuta da congrue risorse umane e strumentali.

Le controriforme fiscali (tasse piatte), l’evasione fiscale, il tentativo di abolire la tassa di successione sui grandi patrimonio (non a caso realizzata dal fascismo e denunciata da Giacomo Matteotti) mettono a rischio la sostenibilità del sistema pubblico.
La nostra ricetta è ritornare alla vera progressività dell’imposta, e una patrimoniale.
La distruzione sistematica del servizio sanitario operata negli ultimi anni sia dai governi centrali, con qualche timida inversione di tendenza, e dal duo Tesei/Coletto, rende oggi complesso e complicato, come sanno bene chi ora ha l’arduo compito programmare e attuare una nuova stagione di politiche socio/sanitarie, peraltro in tempi che noi sollecitiamo come tempestivi, perché come mi ha insegnato la mia esperienza alla segreteria nazionale della Fp-Cgil, anche soluzioni condivise e di grande contenute, per produrre effetti sostanziali hanno bisogno di tempo.
Non si parte da zero, grazie alla nostra strenua e spesso, nostro malgrado solitaria difesa, del servizio pubblico (manifestazioni in ogni territorio, sciopero generale con la presenza del Compagno Landini) e alle eccellenze raggiunte, due nel territorio del Trasimeno da Onda (osservatorio nazionale della salute) , nella fattispecie la residenza protetta san Sebastiano e la residenza protetta Olindo Brancaleoni.
Entrambe hanno ricevuto il massimo riconoscimento, corrispondente a 3 bollini.
Un modello alternativo a quello del business privato e costoso, ma non ancora sufficiente per almeno ridurre le rette insostenibili e qualche volta, la scarsa trasparenza.
In sintesi, ribadiamo che occorre l’equità delle rette attraverso un riequilibrio della quota sociale e la quota sanitaria (spesso sbilanciata a carico delle famiglie).
Potenziare il servizio pubblico attraverso maggiori investimenti nel servizio pubblico (e firmare la nostra proposta di legge popolare fa bene al sistema sanitario) e in servizi domiciliari integrati per evitare il ricovero forzato.
Trasparenza e controlli , in primis sugli standard di qualità del personale e sull’accreditamento delle strutture private.
E una riforma generale nazionale della non autosufficienza che si trasformi in un sostegno a una prestazione universale accessibile tramite un’unica valutazione dei bisogni (il modello sperimentale disastroso sul riconoscimento dell’indennità di accompagnamento ha penalizzato fortemente l’accesso alle tutele).
I numeri sulle liste di attesa per l’accesso alle residenze protette sono impietosi (come l’esclusione silenzioso dei meno abbienti).
In Umbria nel 2026 la tariffa intera, anche a seguito di aumenti consecutivi è arrivata a 3600 euro mensili pari a 120 euro al giorno.
Nel 2024 la retta giornaliera era di 105 euro al giorno e nel 2025 di 113 euro al giorno.
Le tariffe sono dovute a costi incomprimibili se vogliamo mantenere la garanzia e la qualità del servizio offerto.
Nella maggior parte di casi la Regione interviene contribuendo al 50%, ma anche 1800 euro al mese sono difficili da sostenere per le famiglie, vista la media di stipendi e pensioni.
Per questo, nella recente iniziativa promossa dalla Lega Spi-Cgil del Trasimeno e dallo Spi-Provinciale a Tavernelle l’8 luglio u.s. il Segretario Giorgio Fioretto nel ricordare la particolare situazione del territorio lacustre che vede 136 posti disponibil,i ma da una ricerca Spi e viste le liste di attesa, ne servirebbero almeno il doppio.,e le preziose attività di volontariato effettuate dalla locale lega dello Spi all’interno delle strutture (ricreative, culturali, artistiche), ha chiesto impegni concreti alla Presidente della Regione Stefania Proietti, che nel corso del dibattito ha assunto l’impegno di stanziare le risorse necessarie per rendere effettivamente accessibile il diritto sia dal punto di vista dei posti disponibili che delle rette.
Dietro ai numeri ci sono donne e uomini.
Non dobbiamo mai dimenticarlo
Il nostro indicatore di riferimento è il Bil e non il Pil.
No solo a statistiche (testa nel frigo, piedi nel forno, uguale temperatura media).
Lo Spi farà la sua parte.
Proposte, mobilitazione, conflitto, propedeutiche a una vero confronto per addivenire a soluzioni condivise.
Affermo spesso che le militanti e i militanti dello Spi sono come la band musicale dei Rolling Stones (conservazione e innovazione).
Sembra un ossimoro, invece è la nostra storia.
Difendiamo le conquiste ottenute per trasformarle in miglioramenti.
Radicali nei principi, riformisti nel significato più nobile del termine.
Dei riformisti radicali, e non è a mio avviso un ossimoro.
John Lennon diceva che non c’e’ niente che tu possa fare che non possa essere fatto.
Le circa 300 persone che hanno partecipato all’iniziativa a Tavernelle sono il termometro dell’attenzione su questa problematica, che ha registrato apprezzamento e condivisione da parte del Presidente dell’Unione dei Comuni Giulio Cherubini, dell’Assessora Regionale Simona Meloni, del Presidente di Uneba Vincenzo Capannini, e il sopracitato impegno della Presidente Proietti.
Un’iniziativa di grande respiro e valore politico (al termine della quale la Presidente Proietti e l’Assessora Meloni hanno sottoscritto le 2 proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla Cgil Nazionale su sanità e appalti).
A chi nei giorni precedenti l’ha definita nostalgica, rispondo che l’unica nostalgia che ci preoccupa e combattiamo ogni giorni, è quella pericolosa ed eversiva di chi fa il saluto romano, inneggia al fascismo e al dittatore Mussolini.
Citando il Segretario Generale della camera del lavoro di Perugia Simone Pampanelli “ora è importante mettere a terra delle soluzioni in tempi brevi e la necessità di un confronto serrato”.
Le pensionate e i pensionati della Cgil sono fragili come la farfalle, (spesso vulnerabili a causa di problemi di salute), non pizzicano, non pungono, non mordono, ma lottano seguendo la strada indicata da Giuseppe Di Vittorio ovvero difesa della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati, e rispetto del cittadino quando diventa anziano.

Fabrizio Fratini, Segretario Generale Spi-Cgil Prov.le Perugia