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Conte scettico su Schlein premier

GIALLOROSSI Ospite di Un giorno da pecora su Rai Radio 1, l’ex presidente del Consiglio ha voluto, ancora una volta, mostrarsi con le mani libere sulle alleanze per le politiche

Luciana Cimino, il manifesto

Sono settimane di fuoco quelle che sta vivendo il Movimento 5 stelle. Ci sono gli appuntamenti costruiti in questi giorni, come la manifestazione di oggi a Roma a piazza San Giovanni con Avs e il Pd, «testardamente unitari» su Gaza (per citare lo slogan di Elly Schlein) e la preparazione dei ballottaggi, dove invece uniti non si va. C’è la lotta contro il decreto sicurezza, con il resto delle opposizioni, e le strategie per le regionali, dove invece pesarsi. C’è il fronte interno, con il fondatore, Beppe Grillo, che non demorde sul simbolo e quello esterno, cioè la contesa della leadership del cosiddetto campo largo.

Alle ultime due questioni si è riferito ieri il presidente Giuseppe Conte. Ospite di Un giorno da pecora su Rai Radio 1, l’ex presidente del Consiglio ha voluto, ancora una volta, mostrarsi con le mani libere sulle alleanze per le politiche. «A me interessa cambiare il paese, non voglio una coalizione se poi, come successo con Prodi, si scioglie come neve al sole». Sulla capacità della segretaria del Pd di guidare un governo è possibilista: «Perché no? È segretaria di un partito importante, ha esperienza politica», premette. Ma sull’eventualità che lo faccia davvero, una volta vinte le elezioni in coalizione, mette le mani avanti: «Mi sembra un po’ prematuro. Noi ci preoccupiamo prima di costruire un progetto solido e serio, dopo ci porremo questo tema».

Intanto pensa al referendum di domenica e lunedì, accolto prima timidamente, poi cavalcato in funzione anti Meloni (il M5s ha dato indicazione di votare 4 sì ai quesiti sul lavoro e libertà di scelta per quello sulla cittadinanza). «Che senso ha l’imbroglio di Giorgia Meloni: vado ma non ritiro la scheda? Va al seggio per fare la furba», ha detto ai microfoni di Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. «Spero si raggiunga il quorum, se vinceranno i sì si amplieranno le tutele dei lavoratori e delle lavoratrici».

Quanto al comico genovese, che nei giorni scorsi aveva fatto sapere di aver avviato una causa per riprendere nome e simbolo, Conte ha rintuzzato: «Se fossi il suo legale gli suggerirei di non farla. Perderà e dovrà pagare le spese. Il simbolo non appartiene a lui ma alla comunità del Movimento 5 Stelle»