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Razzi e droni a Kharkiv

RUSSIA-UCRAINA Negli ultimi giorni entrambi i belligeranti sembrano aver preso diverse iniziative strategiche e militari che vanno un poco oltre la “logica d’attrito” dominante fin qui, con schermaglie continue presso un fronte sostanzialmente fermo e i cadenzati attacchi dal cielo a colpire infrastrutture energetiche, logistica e spesso civili.

Francesco Brusa, il manifesto

Potrebbe essere che i negoziati fra Russia e Ucraina siano già falliti, senza nemmeno essere cominciati per davvero. Negli ultimi giorni infatti entrambi i belligeranti sembrano aver preso diverse iniziative strategiche e militari che vanno un poco oltre la “logica d’attrito” dominante fin qui, con schermaglie continue presso un fronte sostanzialmente fermo e i cadenzati attacchi dal cielo a colpire infrastrutture energetiche, logistica e spesso civili.

Soprattutto su questo ultimo punto Mosca rilancia in grande stile: nella notte fra venerdì e sabato, contro città e villaggi ucraini si sono abbattuti secondo le autorità circa 206 droni e 9 missili (dopo che il giorno precedente, con 407 droni e 45 missili, si era verificato il secondo maggiore attacco in termini di ordigni impiegati da gennaio).

COINVOLTE LA REGIONE della capitale e anche diverse zone dell’Ucraina dell’ovest che solitamente rimangono fuori dal “fuoco russo”, come Leopoli o la oblast della Volinia (a Lutsk, due vittime civili), senza dimenticare a est le parti del Donbass che stanno a tiro d’artiglieria (nell’oblast di Donetsk, altre tre vittime). Ma il punto che soffre di più è la città di Karkhiv (a nord-est del paese): le immagini mostrano edifici residenziali e uffici così come strade e piazze fra i siti danneggiati, tre i morti, in quello che il sindaco del posto ha definito come «l’attacco più grande dall’inizio della guerra» (oltre 40 le esplosioni, denunciato anche l’uso di bombe plananti).

Nel pomeriggio di ieri, un’altra bomba colpisce il parco cittadino e provoca un morto.

ALLA MINACCIA AEREA si associa poi l’offensiva di terra che continua a concentrarsi su Sumy (al confine nord-orientale). Dopo aver sostanzialmente neutralizzato l’incursione a sorpresa in territorio russo da parte ucraina a Kursk (effettuata ad agosto dell’anno scorso e poi gradualmente respinta a partire da febbraio), le truppe di Mosca provano a penetrare in campo nemico e minacciare il capoluogo della zona. Sembra definitiva la cattura di altri due villaggi, che aggiunge circa 30mila chilometri quadrati all’area sotto controllo del Cremlino.

Ma non è tuttavia possibile parlare di sfondamenti o avanzate rapide: la capacità offensive russe rimangono per il momento limitate e vengono il più delle volte “frenate” dalla risposta delle truppe di Kiev.

Nemmeno, pare essere prossimo un esaurimento delle forze: i report più recenti stimano l’industria militare di Mosca in grado di produrre per quest’anno oltre 3mila corazzati, 1500 carri armati e più di duecento missili mentre ogni mese qualcosa come 30mila nuove reclute si rendono operative. L’Ucraina dal canto suo prova allora a intensificare la propria campagna di danneggiamento della logistica avversaria, proseguendo il lancio di droni oltre confine “a caccia” di siti militari ma anche portando avanti azioni di sabotaggio sulle linee ferroviarie, di ambigua rivendicazione, che coinvolgono spesso la popolazione civile.

L’intenzione è probabilmente di sfruttare al massimo l’eco di incertezza lasciata dall’Operazione Ragnatela di domenica scorsa (con cui sono stati attaccati quattro aeroporti militari in Russia, anche lontanissimi dal fronte).

A QUESTO PROPOSITO, ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelenski ha tenuto a ribadire che gli ordigni utilizzati in quell’operazione, infiltrati subdolamente in territorio nemico, erano di produzione propria e non si trattava di armi inviate dagli alleati. Un modo, forse, per mostrare i muscoli e far capire (tanto a Mosca quanto magari all’alleato “riluttante” di Washington) che Kiev è in grado di reggersi sulle proprie gambe. Pare, inoltre, che nelle ultime 48 ore sia stato abbattuto un altro velivolo russo, un Su-35, durante combattimenti aerei presso il confine di Sumy.

Insomma, entrambi i contendenti spingono sull’acceleratore ed esplorano nuove strategie d’attacco. Al punto che rischia di saltare l’unico risultato diplomatico ottenuto durante i colloqui a Istanbul: era previsto un grosso scambio di prigionieri (i più giovani e gravemente feriti) e la restituzione di diversi cadaveri, ma per ora Russia e Ucraina si scambiano solo accuse reciproche di aver bloccato l’accordo.