L’Italia non ha un grande piano di Edilizia residenziale pubblica dal piano Fanfani degli anni ’60, ed infatti è l’unica categoria di alloggi carente: è sotto la media Ocse-il 6% del patrimonio abitativo contro il 10%- e vede circa 800 mila alloggi costruiti, di cui circa 700 mila assegnati e il resto inagibili o occupati abusivamente.
Il governo scopre con anni di ritardo la questione abitativa e con così poche risorse che non innesca in una nuova politica strutturale.
“Centomila alloggi popolari in dieci anni”, in realtà di certo ci sono 60 mila vecchie case popolari da ristrutturare che oggi sono inagibili, pari al 7,7% del patrimonio totale secondo Federcasa, che associa 85 enti gestori di circa 800 mila alloggi di Edilizia residenziale pubblica. Il resto è affidato a un po’ di recupero del patrimonio pubblico e agli affari degli immobiliaristi incentivati dallo Stato in cambio di una quota da affittare o vendere a prezzi inferiori a quelli di mercato, “opportunamente declinati negli inglesismi oggi di moda: Social Housing (fasce sociali deboli) e Affordable Housing (ceto medio)”, come scrive il Fatto Quotidiano, oltre naturalmente le solite semplificazioni urbanistiche, commissario straordinario e sfratti più veloci, per un totale, presunto, di 40 mila alloggi. Senza fare i conti con l’aumento dei costi energetici che inevitabilmente aumentando il costo della singola ristrutturazione comporterà una diminuzione degli alloggi da sistemare.
Al momento sono stati messi a bilancio la modica cifra di circa 1 miliardo e 700 milioni, altri 4,8 miliardi dovrebbero essere nei programmi di rigenerazione urbana e altri 3,6 miliardi arriverebbero dai Fondi di coesione se Bruxelles darà l’ok.
L’ idea del governo è accorpare tutte le risorse di Housing sociale in un fondo gestito da Invimit (società immobiliare del Ministero della economia) che al momento dispone di ‘solo’ 100 milioni.
L’affare dei privati funzionerà così, secondo il Fatto Quotidiano:” lo Stato nomina un commissario che concede una corsia preferenziale per investimenti oltre il miliardo, a patto che il 70% degli alloggi venga venduto o affittato con uno sconto del 33% rispetto al mercato. Chi lo farà? Un fondo immobiliare con la Cassa depositi e prestiti e il fondo sovrano degli Emirati arabi, Mubadala Investment. Si parte con 1 miliardo, Cdp mette 420 milioni, ma della partita fanno parte anche Poste e casse di previdenza. Il fondo sarà lussemburghese e affidato a una società privata di manager fuorusciti da Hines Italia, colosso attivo in grandi speculazioni immobiliari a Roma e Milano”.
Verranno fuori gli alloggi per il popolo con questi ‘pescicani’?
In parallelo, il governo ha varato un disegno di legge sugli sfratti veloci con dichiarazione d’urgenza. Accellera le procedure di notifica ed esecuzione per liberare sia gli immobili privati che i 22.700 alloggi pubblici occupati in modo illegittimo, il 2,8% del patrimonio totale secondo Federcasa. Una decisione in pura chiave securitaria, che aggravera’ il conflitto sociale senza rimuovere le cause del disagio abitativo, la povertà.
Pagare l’affitto è difficile, va oltre il 30% della spesa mensile delle famiglie proletarie. Mentre gli affitti medi sono aumentati del 15% negli ultimi cinque anni e il potere di acquisto si è eroso.
Il governo non ha previsto nessun fondo per il sostegno economico agli affitti e alla morosità incolpevole.
Ogni sfratto dovrebbe garantire il passaggio ‘da casa a casa’, non si possono mandare le famiglie in strada e con il rischio di dividerle dai figli minori solo perché povere.
Federcasa evidenzia che dal 2011 a oggi è stato costruito appena il 2,3% del patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica. Nel 2024 sono stati ultimati appena 2.080 alloggi, canterini 3.700 e progettati 3.100. Una goccia nel mare del bisogno e del diritto alla casa.
Cresce a dismisura il numero delle famiglie in lista di attesa per un alloggio pubblico, un vero miraggio, ad oggi sono circa 300 mila.
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