di Astarte (tratto da Micropolis) – Nemmeno in una piéce teatrale tragicomica si sarebbe potuto immaginare quello che sta succedendo in Regione Umbria rispetto al bilancio della sanità.
In un rimbalzare di cifre e di accuse reciproche, sinistra di governo e destra di opposizione si scontrano sui numeri del presunto dissesto sanitario, tema centrale della campagna elettorale, che ha portato alla costruzione di specifiche liste sulla sanità sia per le elezioni comunali sia per quelle regionali ed è stato l’argomento prevalente della scadente opposizione fatta dalla sinistra nella passata legislatura.
A conferma dell’attenzione per il tema specifico, dopo la vittoria la presidente Proietti ha tenuto per sé la delega.
La campagna elettorale ha enfatizzato la questione sanità con la sinistra che ne rilevava “l’evidente peggioramento” e il conseguente disagio della popolazione nell’avere garantite le cure necessarie, avanzando l’idea di un pesante buco di bilancio, mentre il centro destra, pur ammettendo alcune difficoltà nella gestione e nell’organizzazione del servizio, negava fermamente che ci fosse un disavanzo.
I fatti sono precipitati quando la nuova giunta di centrosinistra, dopo avere per mesi allarmato in ogni occasione la popolazione sul disastro dei conti in sanità – ereditati dalla giunta precedente – con un’azione unilaterale ha deciso di aumentare tutte le tasse locali (irpef, bolli, irap) per un valore di 322 milioni, per “ salvare il servizio sanitario locale” ed evitare il commissariamento.
La rapidità delle scelte e la sua determinazione hanno sorpreso tutti, e mandato su tutte le furie imprese, OOSS, e cittadini, che hanno condannato nel metodo e nel merito il provvedimento preso e la sua gestione, chiedendone la revoca.
La destra stessa, oggi all’opposizione, ha reagito con determinazione condannando la soluzione dell’aumento delle imposte e le motivazioni addotte per giustificarla, arrivando per protesta a occupare i banchi del consiglio regionale e manifestando davanti alla regione stessa, dove si è avuto persino un ferito.
La destra inoltre, convinta delle proprie ragioni, si è recata dal prefetto segnalando alcune scorrettezze nelle pratiche amministrative: non è stato rispettato il regolamento dell’assemblea legislativa; alla minoranza è stato negato il ruolo di vigilanza; è mancata la trasparenza sulla certificazione del disavanzo accertata dalla società privata Kpmg, peraltro con denari pubblici. Queste pratiche, per l’opposizione, si configurano come danno erariale e soprattutto confermano che i numeri addotti dalla sinistra sono sbagliati. In questa logica, l’assoluta inaffidabilità dei conti dichiarati dalla giunta costituirebbe un procurato allarme.
La conseguenza di tutto ciò ha generato un rimbalzo di accuse e cifre con il disavanzo che da 240 milioni diventa 34, secondo quanto certificato dalla società Kpmg, attraverso altre tra gestioni accentrate e premialità.
34 milioni secondo la destra dovrebbe essere la cifra che a seguito della negoziazione in conferenza Stato-Regioni potrebbe annullare il disavanzo e potrebbe volgersi persino in attivo.
Mentre la sinistra tenta di mantenere la posizione di accusa verso la gestione della sanità fatta dalla destra, appare evidente che la scelta del ricorso all’aumento delle tasse per scongiurare “il commissariamento” ha scontentato tutti, (compreso l’elettorato di sinistra) e peggio sarebbe se i numeri non la giustificassero.
La confusione a questo punto è totale e capirci qualcosa non è scontato, per cui non resta che attendere i prossimi sviluppi. Una cosa però è meritevole di attenzione, e riguarda la classe politica locale e la sua capacità amministrativa.
Una destra incapace di promuovere il cambiamento atteso e una sinistra che ci riporta alle vecchie pratiche e liturgie spartitorie, accomunate entrambe da improvvisazione, opportunismo e grandissima mediocrità, forse non è quello che i cittadini umbri meritano.










