“Quando una storia viene portata sul palcoscenico nessuno può far finta di non averla vista”.
Da sempre le artiste del palcoscenico hanno incarnato la condizione di altre donne cantando e recitando le loro storie e facendo questo hanno denunciato. Vicende comunissime allora come ora: spose bambine, spose obbligate, ragazze soggette a uomini di potere che sfruttano la loro posizione per operare un ricatto, femminicidi, stupri.
Gli stessi temi di oggi sono da sempre oggetto dell’empatia e della commozione di milioni di persone nelle platee dei teatri del mondo. Cosa dire oggi a Carmen, Gilda, Tosca e le altre?
Ne scrive e ne racconta una donna, Serena Cavalletti, che è parte di questo mondo e di questo cammino: di formazione violinista, si espande nel tempo della professione, iniziato per lei a soli sedici anni, a cantante, donna di teatro e autrice della propria musica e dei propri testi. Negli anni incontra anche la sua compagnia: il chitarrista e arrangiatore Marco Monina, che collabora con lei da più di dieci anni, l’artista iraniana Anahita Dowlatabadi, pittrice e coraggiosa attivista per la libertà del suo popolo, Wendy Werna, straordinario talento della danza.
Un’affabulazione per guardarci indietro e intorno, per riflettere su un grande cammino di liberazione ancora incompiuto, per capire perché oggi quella delle donne viene considerata l’ultima rivoluzione possibile.
Una rivoluzione sociale radicale che ha un senso nel mondo occidentale e ne ha uno ancora più sostanziale in Iran e nei Paesi in cui esistono regimi che hanno fatto della discriminazione sessista uno dei pilastri fondamentali del potere. Regimi che adesso hanno paura delle donne che li contestano per una ragione semplice: la soluzione è incompatibile con la loro sopravvivenza.
Lo spettacolo patrocinato e promosso da UmbriaLeft, CGIL di Perugia, SPI di Perugia e Rete delle Donne dello SPI CGIL, andrà in scena giovedì 24 aprile presso il cinema teatro PostModernissimo alle 21.00, ingresso libero.











