Home / Opinioni / La dama inesistente

La dama inesistente

di Renato Covino, Micropolis – Qualcuno dei nostri lettori ricorderà la trilogia “I nostri antenati” di Italo Calvino e il romanzo che la conclude, Il cavaliere inesistente. Il protagonista Agilulfo è una lucida armatura, che esegue alla perfezione le procedure del guerriero, ma che esiste solo per forza di volontà. Quando si deconcentra finisce di funzionare e diviene una inutile ferraglia. La presidente della giunta regionale dell’Umbria gli assomiglia. Ha il sembiante della governatrice, presenzia alle occasioni ufficiali, interviene in Consiglio, interloquisce con il potere centrale, ma nella sostanza non esiste e, al contrario di Agilulfo, non riesce a concentrarsi e quindi non funziona neppure per seguire i protocolli automatici che presiedono alle amministrazioni locali.
La presidente e la sua giunta sono ormai in carica da quasi un anno. Stefania Proietti aveva posto al centro della sua campagna elettorale la soluzione delle liste d’attesa della sanità. Aveva promesso che avrebbe risolto il problema in tre mesi. Dopo quasi dodici mesi le liste sono ancora là. Aveva dichiarato che avrebbe fatto massicce assunzioni di personale medico, adesso afferma che non si trovano medici. Ha nominato direttore generale per la sanità Daniela Donetti, manager di livello. Pare che, a pochi mesi dalla nomina, Donetti mediti di lasciare. Aveva promesso di rinnovare il management. Alla prima prova, la nomina del direttore dell’Ospedale ternano ha, dopo un po’ di contorcimenti, confermato il direttore uscente che a detta di molti ha risanato i conti del nosocomio e contemporaneamente ne ha accompagnato la decadenza con medici di qualità che fuggono verso il privato o verso altre realtà ospedaliere. Intanto il ricorso al privato aumenta e va avanti l’incredibile pantomima degli incontri con Stefano Bandecchi, sindaco e presidente della Provincia di Terni, con una discussione che ha del surreale. Di fronte a un ospedale alla canna del gas si discute di due ospedali pubblici, di cui uno quello di Narni – Amelia da costruire ex novo, e uno privato quello legato alla costruzione del nuovo stadio in cui il sindaco è coinvolto direttamente, anche se in modo criptico (ma poi neppure tanto). Era stato annunciato il piano regionale sanitario di cui a tutt’oggi non si vede ombra. Contemporaneamente, in accordo con la sua giunta e la sua maggioranza, ha aumentato le tasse regionali, parlando di debiti sulla sanità che alla fine sono risultati inesistenti.
Ma sarebbe ingeneroso addossare solo alla governatrice i limiti dell’azione del governo regionale. È invece l’insieme della macchina amministrativa e della giunta che mostra una difficoltà a gestire una coerente e ordinata azione amministrativa. Uno dei primi atti che la nuova giunta avrebbe dovuto assumere sarebbe stato il riassetto della macchina regionale. Addirittura, l’assessore al ramo, Tommaso Bori, aveva convocato una assemblea del personale a piazza del Bacio in cui si era impegnato a provvedere alla riorganizzazione del personale in tempi brevi. Sono passati mesi e la situazione è ancora ferma, forse si vedrà qualche bagliore di luce a fine anno. Lo stesso è avvenuto nei confronti di altre questioni a partire dalle situazioni di crisi industriali rispetto alle quali la giunta non tocca palla o rinvia azioni possibili. Nel settore dei trasporti si continua la politica dell’assessore della destra Enrico Melasecche (l’aeroporto, la stazione dell’alta velocità a Creti, un contratto frazionato per il trasporto pubblico locale che ha visto scioperi su scioperi dei lavoratori del settore). Per l’ambiente si propugnano soluzioni avveniristiche che sembra non abbiano possibilità di realizzazione pratica nel breve- medio periodo. L’elenco potrebbe continuare. L’impressione è quella di un gruppo di testa in confusione, senza ipotesi di governo e senza progetto, in cui ogni assessore cura il proprio “particulare” e si interessa del settore che gli è stato affidato senza porsi questioni di carattere generale. Lo stesso avviene negli enti partecipati dove addirittura in alcuni casi gli amministratori nominati dalla giunta hanno delegato esplicitamente l’azione concreta alla struttura amministrativa, dichiarando la propria incompetenza. Insomma, la dama inesistente è circondata da visconti dimezzati e da baroni rampanti. O si determina in tempi rapidi una svolta, o si apre un vero dibattito senza rete sulle difficoltà dell’Umbria e sulle possibili soluzioni, oppure il processo decadimento della regione è destinato ad andare avanti. La situazione non è delle migliori, ma noi continuiamo ad essere fiduciosi.