Il 28 ottobre l’assessore De Luca ha annunciato in pompa magna che l’Umbria “è la prima regione d’Italia ad avviare il monitoraggio dei Pfas nelle acque del rubinetto”. La vera notizia, vista la normativa nazionale (il termine ultimo per il controllo dei Pfas è il 13 gennaio 2026), è che anche l’Umbria ha agito con imperdonabile ritardo. Sorge poi una domanda: era forse falsa la dichiarazione ARPA dell 23 gennaio scorso che smentiva il rapporto di Greenpeace secondo cui l’acqua che si beve a Perugia avrebbe valori di Pfas tra i più alti d’Italia (ovvero ben oltre i 100 nanogrammi per litro)?. Segnaliamo poi che nelle reti idriche ci sono metalli pesanti (alluminio, arsenico, bario, cromo, mercurio, piombo e nitrati vari). Siccome un’alta concentrazione provoca serissimi danni alla salute ci chiediamo: invece di spacciare un atto dovuto come un trionfo perché De Luca, l’ARPA, USL 1 e 2, Umbra Acque spa, Vus spa, non ci dicono se nelle acque che beviamo, oltre ai Pfas, ci sono anche metalli pesanti e quali?
FRONTE del DISSENSO – Umbria
3 novembre 2025











