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Russia, Udaltsov condannato a 6 anni di reclusione da un tribunale militare

Tratto dalla pagina facebook di Maurizio Acerbo – ll 25 dicembre Sergei Udaltsov, coordinatore del Fronte di Sinistra, è stato condannato a più di 6 anni di carcere da un tribunale militare a Mosca con l’accusa di “sostegno al terrorismo”.

Va segnalato che Udaltsov e il Fronte di Sinistra – l’organizzazione che ha contribuito a costruire dal 2008 – hanno sostenuto l’intervento militare russo in Ucraina e hanno mantenuto una stretta collaborazione con il Partito Comunista della Federazione Russa (CPRF). Grazie a questa cooperazione, Anastasia Udaltsova, anche lei coordinatrice del Fronte di sinistra ed ex moglie di Sergei Udaltsov, è attualmente membro della Duma di Stato.

Il fatto che venga pesantemente condannato un comunista che sostiene la guerra – e non solo chi la critica come il compagno Boris Kagarlitsky – evidenzia che la repressione colpisce chi promuove una opposizione sociale contro il capitalismo russo e una classe dominante arricchitasi spartendosi il patrimonio ereditato dal socialismo di stato smantellato ai tempi di Etsin.

Ovviamente i nostri media non si stracciano le vesti per gli oppositori rossi di Putin e preferiscono parlare solo di quelli che simpatizzano per l’Occidente o spacciare per dissidenti oligarchi fuggiti all’estero.

Udaltsov era già in carcere in custodia cautelare dal gennaio 2024 per aver scritto un articolo pubblicato nel 2023 intitolato “Come i marxisti sono diventati terroristi. Gli attivisti di Ufa languiscono in prigione da un anno con accuse assurde” in cui condannava l’arresto di membri del Circolo Marxista di Ufa e affermava che le accuse di terrorismo nei loro confronti erano infondate.

Nel mese di dicembre gli stessi militanti del circolo di Ufa, capoluogo della Baschiria (Bashkortostan), sono stati condannati a svariati anni di detenzione con l’accusa di aver pianificato il “rovesciamento violento delle istituzioni della Federazione Russa” per instaurare il “potere sovietico”.

Il Tribunale militare del Distretto Centrale di Ekaterinburg ha condannato a 20 anni di colonia penale l’otorinolaringoiatra Aleksej Dmitriev, a 22 anni il veterano del Donbass Pavel Matisov, a 20 anni l’ex deputato del Kurultaj (assemblea legistlativa) del Bashkortostan Dmitrij Chuvilin, a 16 anni un volontario dell’“Unione dei volontari del Donbass” e a 18 anni il pensionato Yurii Efimov.
Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero partecipato alle attività di un circolo marxista e discusso un piano per la presa violenta del potere, finalizzato all’imposizione forzata, sul territorio della Federazione Russa e del Bashkortostan, del potere sovietico senza elezioni, nonché all’instaurazione di un regime comunista e di una costituzione sovietica.
Le testimonianze contro i cinque imputati sono state fornite dall’ucraino Sergej Sapozhnikov, che aveva partecipato alle riunioni del circolo; in precedenza l’uomo aveva combattuto nelle milizie della repubblica popolare di Donetsk.
Gli imputati rifiutano ogni addebito, si dichiarano innocenti e hanno definito il processo come parte della “repressione contro i comunisti”, così come le pene richieste nei loro confronti “una fucilazione silenziosa”, inoltre denunciano di esser stati torturati durante le indagini.

Dalle poche notizie che circolano in rete i militanti del Circolo Marxista sono stati accusati di essere giunti a “conclusioni estremiste” nel loro studio collettivo delle opere di Marx, Engels, Lenin e Stalin ed erano giunti alla conclusione che un cambiamento rivoluzionario fosse necessario in Russia.

E’ paradossale notare che a scandalizzarsi per queste condanne sia il sito ‘In defence of communism’ curato dal KKE greco, partito noto per la sua apologia di Stalin.

Nonostante la nostra siderale distanza da queste posizioni non posso che sottoscrivere quanto scrivono:

L’assurdità di trattare la lettura e la teoria politica come terrorismo parla da sé – eppure, questa sentenza è stata utilizzata direttamente come prova per condannare Udaltsov come presunto sostenitore del “terrorismo”.

Difficile conciliare l’esaltazione acritica di Stalin e la difesa della libertà e di opinione, ma viviamo un’epoca di confusione generalizzata sul pianeta.

Questo episodio non certo isolato dovrebbe far riflettere quei compagni che per reazione alla martellante propaganda di guerra occidentale tendono a simpatizzare e persino a identificarsi con Putin e il suo regime. Il Presidente russo non è certo Hitler come raccontano i guerrafondai occidentali ma neanche un compagno.

Proprio Udaltsov spiegava Putin: “È stato molto abile nel giocare con il sentimento di sinistra della società e con la nostalgia sovietica. Molti lo vedono come un cekista sovietico che si oppone ai terribili liberali filo-occidentali. Funziona”.

Il giornale on line Rabkor ha scritto in un articolo a settembre:

Nell’ultimo decennio, la Russia è entrata in un periodo di repressione politica sistemica, particolarmente duramente rivolta contro gli attivisti di sinistra. Questo fenomeno richiede una comprensione profonda, poiché riflette le contraddizioni fondamentali tra lo Stato capitalocratico e qualsiasi forma di protesta sociale. Un’analisi della situazione attuale mostra che la repressione contro la sinistra non è casuale ma sistemica, come dimostrano diversi casi emblematici: dalla persecuzione degli anarchici nel caso “Rete” al procedimento penale contro il rinomato studioso del socialismo e del capitalismo Boris Kagarlitsky (definito “agente straniero”).

Massima solidarietà a tutti i prigionieri politici in Russia e ovviamente in Ucraina.

La lotta per la pace è anche lotta per la democrazia. In guerra le società e i regimi tendono a stringere le maglie della repressione e a zittire l’opposizione accusandola di essere al servizio del nemico.

Fermare la guerra è indispensabile per lo sviluppo delle lotte e delle rivendicazioni delle classi lavoratrici e popolari.

(continua)

Russia #Udaltsov #NOALLAGUERRA