Scuola e diritti costituzionali sotto attacco?
È un atto «grave, inaccettabile e socialmente pericoloso» la nota emanata l’8 gennaio 2026 dall’Ufficio scolastico regionale del Lazio – ambito territoriale di Roma – che chiede alle scuole di rilevare la presenza di alunne e alunni palestinesi iscritti per l’anno in corso. A denunciarlo è Rifondazione comunista dell’Umbria, che parla apertamente di una forma di schedatura su base etnica, priva di qualsiasi motivazione esplicita e in netto contrasto con la funzione educativa e inclusiva della scuola pubblica.
Secondo il partito, la richiesta viola i principi fondamentali della Costituzione, a partire dall’articolo 3, e rischia di legittimare pratiche di controllo e stigmatizzazione incompatibili con uno Stato di diritto. «Le scuole – si legge nella nota – non possono essere trasformate in strumenti di sorveglianza delle comunità migranti né in luoghi di censimento identitario».
Il provvedimento viene inserito in quello che il partito definisce «un clima repressivo sempre più evidente», che colpisce il mondo della scuola, dell’università e della conoscenza, in particolare dopo le mobilitazioni di studentesse, studenti e docenti in solidarietà con il popolo palestinese. «Colpire l’espressione del dissenso e della solidarietà – affermano – significa restringere pericolosamente gli spazi democratici».
A conferma di questo scenario, Rifondazione richiama anche la contestazione disciplinare avviata nei confronti di dieci Vigili del Fuoco di Pisa, sanzionati per essersi inginocchiati in silenzio durante una manifestazione pubblica per ricordare le vittime civili della guerra a Gaza. «Un gesto pacifico, simbolico e profondamente umano – denunciano – trasformato in un atto da punire, con un chiaro intento intimidatorio».
«Chiediamo il ritiro immediato della nota dell’Usr Lazio, un chiarimento pubblico da parte del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e garanzie affinché simili pratiche non vengano replicate in altre regioni», conclude Rifondazione, che rivolge anche un appello alla Regione Umbria affinché «assuma una posizione chiara contro ogni forma di discriminazione e vigili sul pieno rispetto dei diritti costituzionali nel sistema scolastico regionale».
Gracchus














