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Caccia all’uomo nelle scuole: il Minnesota sotto shock per i blitz di Trump

L’ICE fa irruzione negli istituti: arrestati maestri e bambini. La soprintendente Stenvik: “Le scuole devono tornare a essere luoghi sicuri”

C’è un limite oltre il quale la politica smette di essere gestione dell’ordine e diventa pura barbarie. Quel limite è stato calpestato martedì 20 gennaio a Columbia Heights, dove gli sgherri dell’Ice, al soldo della furia ideologica di Donald Trump, hanno trasformato le scuole in territorio di caccia. Non si sono limitati a dare la caccia ai lavoratori invisibili; questa volta sono entrati nelle aule, portando via maestri e maestre davanti agli occhi sbarrati dei loro alunni. Hanno fatto di peggio: hanno usato i bambini come esche.

​Le cronache che arrivano dal Minnesota parlano di un bambino di cinque anni e di una ragazzina di dieci utilizzati come trappole per arrivare ai genitori. È un metodo che non ha nulla a che vedere con la giustizia, ma molto con il terrore psicologico: colpire il luogo che per definizione dovrebbe essere il più sicuro, la scuola, per mandare un messaggio di sottomissione a un’intera comunità. Quando la polizia ferma una bambina nel tragitto verso la classe solo per aspettare che il padre la raggiunga e arrestarli entrambi, siamo di fronte a un’aberrazione che derubrica lo Stato a una banda di sequestratori.

​Mentre la soprintendente Zena Stenvik chiede disperatamente come possa un bambino di cinque anni essere considerato un pericoloso criminale, la macchina della deportazione prosegue senza sosta, trascinando intere famiglie verso i centri di detenzione in Texas. Non è solo una questione di leggi sull’immigrazione; è il volto feroce di un potere che ha bisogno di nemici, anche se hanno il volto di un bimbo dell’asilo. In questo scenario, il silenzio della politica nazionale è complice. Trasformare le scuole in zone di guerra non è “difesa dei confini”, è il naufragio definitivo della dignità umana.