Prendiamo in prestito le parole delle nostre sorelle Inguastite FC nella piazza perugina di oggi, in solidarietà e complicità con il Confederalismo democratico sotto attacco nella Siria del Nord.
Siamo una squadra di calcio femminile popolare.
Scendiamo in campo ogni settimana sapendo che il gioco non è mai solo un gioco.
Perché lo sport, come la vita, è fatto di scelte, di schieramenti, di resistenza.
Oggi siamo qui per il Rojava,
per le donne e gli uomini dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est,
per chi ogni giorno difende un’esperienza politica fondata su autodeterminazione, giustizia sociale, convivenza tra i popoli e liberazione delle donne.
Quello che sta accadendo oggi al Rojava lo capiamo bene anche con il linguaggio che ci è più vicino:
è come una partita giocata in trasferta,
con il campo in pendenza,
con l’arbitro che finge di non vedere i falli,
con avversari armati fino ai denti
e con le grandi potenze sugli spalti che guardano altrove.
Ma il Rojava non ha mai smesso di giocare.
Ha costruito gioco dal basso,
ha fatto squadra,
ha trasformato la difesa in resistenza collettiva
e l’attacco in un progetto di società nuova.
Dal punto di vista militare, il Rojava è una linea di difesa avanzata contro fascismo, fondamentalismo e guerra permanente.
Dal punto di vista politico, è un esperimento rivoluzionario sotto assedio.
Come squadra femminile sappiamo cosa significa dover lottare due volte:
per esistere
e per essere riconosciute.
Per questo sentiamo il Rojava vicino,
per questo sentiamo le donne del Rojava come nostre compagne di squadra.
Le combattenti, le amministratrici, le allenatrici della vita quotidiana:
donne che non chiedono spazio,
se lo prendono.
Donne che non aspettano il permesso,
costruiscono futuro.
Noi siamo state, siamo e saremo al fianco del Rojava.
Non solo a parole.
Un anno fa abbiamo organizzato un evento di supporto,
abbiamo messo il nostro corpo, il nostro tempo, la nostra voce
al servizio di questa lotta.
E oggi ribadiamo che quella non è stata una parentesi,
ma una scelta politica chiara.
Perché la solidarietà non è un gesto simbolico:
è continuità,
è presenza,
è schieramento.
Dal nostro campo di calcio alle strade di questa piazza
dal Rojava alle periferie delle nostre città,
la partita è la stessa:
contro chi vuole comandare con la paura,
contro chi bombarda, occupa, cancella.
Noi scegliamo di stare
con chi resiste,
con chi costruisce,
con chi lotta.
Difendiamo il Rojava














