di Fosco Taccini
«Io ambisco alla filosofia, al regno della mente e della ragione, non a quello del potere» disse Marco Aurelio a testa alta.
Trovarsi al fianco di Marco Annio Vero, anzi Verissimus, il saggio che agisce per il bene, i cui esempi hanno travalicato i secoli. Il suo ideale era stato evocato da Seneca, che immaginava il filosofo come miglior sovrano, perché capace di coniugare l’interesse supremo dell’impero con quello della ragione e della verità. Possibile? Meraviglioso, rivivere alcune delle pagine più significative della storia secolare di Roma. Come fare? Non serve prenotare un viaggio nel tempo. Ma basta aspettare l’uscita in libreria (e su tutti gli store online) di “VERO – Il romanzo di Marco Aurelio, l’imperatore filosofo” di Franco Forte. Segnatevi la data, il 27 gennaio, dunque, per avere la possibilità di ripercorrere la vita, le conquiste e i pensieri (e molto altro) del più moderno degli imperatori romani. E per rendere più suggestiva l’attesa, potete cogliere l’occasione di gustarvi questa intervista per scoprire molti aspetti interessanti su questo libro e l’autore.
Ciao Franco, partiamo dalla genesi di “Vero: Il romanzo di Marco Aurelio, l’imperatore filosofo”
Come per tutti i miei libri la genesi riguarda la ricerca di un grande personaggio della Storia che sia celebre ma non troppo conosciuto, al di là di quello che si legge nei libri di scuola. Marco Aurelio giaceva da tempo nel cassetto della mia scrivania, ma sgomitava per mettere la testa fuori e chiedere un libro che potesse raccontare la sua vita facendola vivere in prima persona, immedesimato con lui, ai lettori. C’è voluto un po’ (tempo speso soprattutto in ricerca), ma alla fine ce l’ho fatta.
Quali sono le motivazioni alla base della decisione di scrivere questo nuovo romanzo?
Le riassumo con una frase di Marco Aurelio, che dimostra di essere stato un uomo fin troppo avanti rispetto ai suoi tempi, che oggi definiremmo “moderno”, e che dovrebbe essere letta e fatta propria da tanti “pseudo imperatori” d’oggi che non sanno che cosa significhi governare. La frase è questa: “La giustizia non è un semplice esercizio ma comporta l’applicazione delle leggi migliori per chi ne ha più bisogno. Spinge chi governa a guardare oltre i propri limiti per rendere un servizio non a se stessi ma allo Stato e alle persone di cui è guida.” Prova a pensare a certi energumeni e destra e a sinistra dell’Italia e fai il confronto. La Storia, dunque, ha molto da spiegare ai contemporanei, e il modo migliore per farlo è romanzarla, così da renderla più divertente e facile da approcciare.

C’è una parte che ha richiesto maggiore impegno?
La ricerca preliminare, durante la quale ho setacciato tutte le fonti antiche disponibili su quel periodo e poi le ho messe a confronto con i libri dei massimi storici mondiali, per vedere ogni singolo aspetto della vita e delle azioni di Marco Aurelio sotto luci diverse, fino a farmi una mia idea di cosa lo abbia spinto a vivere una vita così difficile e piena di sofferenza, lui che avrebbe potuto avere tutto semplicemente schioccando le dita.
Durante la stesura del libro, hai privilegiato un momento della giornata? Hai usato luoghi differenti?
Di solito io scrivo narrativa di notte, quando il mondo si placa. Durante il resto delle giornate sono impegnato su mille fronti diversi come direttore di collane Mondadori, giornalista, sceneggiatore e molte altre cose. Per quanto riguarda i luoghi, io scrivo sempre, ovunque mi trovo, quindi visto che giro moltissimo per presentazioni, convegni e festival, mi sono ritrovato a scrivere questo romanzo (come tutti i precedenti), in moltissime città d’Italia e all’estero. Sono uno scrittore itinerante!
Per i dialoghi hai selezionato degli spunti particolari?
Come sempre ho cercato di adattare i dialoghi alla psicologia (presunta, ovviamente) dei personaggi che ho ricostruito, cercando di mantenere un tono moderno che fosse accessibile a tutti, ma con sfumature nel tono, nella dizione, nei termini a volte usati, che potessero contribuire alla ricostruzione dell’epoca raccontata. Un lavoro molto certosino, quello che forse ha richiesto più tempo in assoluto (ma per me anche il più divertente e gratificante).

C’è qualcosa, di un personaggio di questo libro, che senti più vicino a te?
Mi rivedo molto nel Marco Aurelio pieno di dubbi sul significato della vita e della morte, e che pure cerca di contrastare con la ragione l’inconoscibile. Lui si preoccupava solo di ciò che vedeva nel mondo di tutti i giorni e, semmai, dell’imponderabile legato a ciò che potrebbe esserci dopo la morte; io alzo lo sguardo verso le stelle e ho mille dubbi e domande che si accavallano e per cui non basta la ragione per azzittirli.
Tre aggettivi per descrivere “Vero: Il romanzo di Marco Aurelio, l’imperatore filosofo”
Saggio, determinato, generoso.
Un tuo consiglio per meglio iniziare la lettura del tuo nuovo romanzo.
Nessuno, se non quello di mettersi comodi in poltrona e pensare che non si sta semplicemente facendo un viaggio all’indietro nel tempo. Quello che si può trovare nel libro è – e di questo ne sono sicuro – un sentimento moderno capace di fare da cartina di tornasole dei tempi in cui viviamo, per farci capire quanto sia sbagliata la deriva violenta e guerrafondaia che stiamo prendendo.
In conclusione di questa intervista, uno spazio che puoi riempire a tuo piacere…
Ringrazio te e chiunque avrà avuto la pazienza di arrivare a leggere fin qui. Il che non è poco…











