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UmbriaLeft intervista Andrea Caprini, capogruppo di Sinistra per Todi

Andrea Caprini è esponente storico della sinistra tuderte e umbra e attualmente è capogruppo del gruppo consiliare Sinistra per Todi. È stato eletto consigliere comunale nel 2022 e ha svolto in passato anche incarichi di primo piano in giunta comunale ricoprendo il ruolo di assessore alla cultura con il centrosinistra. È oggi all’opposizione della giunta di centrodestra che governa Todi ed è particolarmente attivo anche a livello regionale sui temi della cultura e delle politiche sociali. UmbriaLeft lo ha intervistato.

Andrea, qual è il tuo giudizio sull’azione del governo guidato da Giorgia Meloni?

In Italia, nel 2024, si contano 5,7 milioni di persone che vivono in povertà assoluta, il 9,7 % della popolazione, con un terzo delle famiglie che ha dichiarato di aver ridotto le spese per l’alimentazione rispetto agli anni precedenti; il centro studi di Confindustria, non una pericolosa cellula bolscevica, non più di qualche giorno fa ha denunciato l’immobilismo dell’economia italiana, confermando, numeri alla mano, quello che i lavoratori e le famiglie italiane vivono sulla loro pelle; preoccupanti anche i dati relativi al numero di italiani che rinunciano a curarsi per i tempi di attesa e per le difficoltà economiche (6 milioni nel 2024). Bastano questi dati per giudicare il governo Meloni: una vera e propria sciagura per il nostro Paese, senza contare i tentativi di stravolgere l’impianto democratico della nostra Costituzione a cominciare dalla controriforma della magistratura oggetto del prossimo referendum.

Una forte crisi sociale ed economica investe l’Umbria. La nostra regione è ufficialmente nella ZES. Come leggi questa situazione e quali sono, secondo te, le ricette per affrontarla?

La crisi del modello di sviluppo che ha caratterizzato la storia dell’Umbria degli ultimi cinquant’anni impone alle forze politiche e sociali di avviare un ragionamento serio su quale sarà il futuro della nostra regione da qui ai prossimi venti o trent’anni. Investimenti sul lavoro e sulle imprese per un’occupazione stabile e qualificata in grado di arginare la fuga dei giovani verso altre aree del paese e all’estero; rafforzare il welfare regionale a cominciare dalla sanità pubblica; modernizzare le infrastrutture materiali ed immateriali per accrescere competitività e diritti di cittadinanza: queste alcune priorità che la politica deve prendere di petto. Reputo, inoltre, estremamente positivo la sottoscrizione del patto per l’Italia Mediana tra Umbria e Toscana, nella convinzione che gli sforzi per la creazione di sinergie tra tutte le regioni dell’Italia centrale possa mettere le nostre comunità nella condizione di affrontare le sfide degli anni a venire.

Quale valutazione dai del governo della Regione Umbria? E a Todi come vanno le cose?

Il lavoro di cui si è fatta carico la coalizione di centrosinistra in Umbria non è certamente semplice dopo cinque anni di governo delle destre. Se per alcuni aspetti si registrano elementi di forte discontinuità con l’esperienza precedente per altri, vedi la sanità pubblica, ancora si fatica a scorgere un inversione vera e propria. D’altra parte una delle criticità maggiori della giunta Tesei ha coinciso proprio con la gestione della sanità pubblica; anche per questo resto ottimista sul fatto che le forze politiche del Patto Avanti regionale, in occasione della stesura del nuovo Piano Sanitario Regionale, rispetteranno il mandato ricevuto dagli elettori sulla difesa della sanità pubblica e dei presidi sanitari territoriali.
A Todi siamo in mano ad un “caudillo” in salsa tiberina, che dopo quasi dieci anni di politiche senza alcuna prospettiva di crescita e di sviluppo, insiste nel gestire Todi in maniera egotica e autoreferenziale. Si buttano via milioni di euro per opere inutili, come l’ecomostro di Porta Orvietana, e le scelte vengono fatte senza la minima partecipazione di chi le subisce. Una pagina buia per Todi che deve essere archiviata quanto prima.

Che idea ti sei fatto del Patto Avanti, la coalizione che oggi governa l’Umbria? E sul futuro della sinistra in Umbria e in Italia?

Il Patto Avanti ha avuto sicuramente il merito di aver rimesso intorno ad un tavolo le forze politiche del centrosinistra che, dopo la sconfitta del 2019, si erano perse di vista, e lo ha fatto con un innegabile spirito di servizio da parte di tutti i soggetti che lo hanno sottoscritto, sia nella scelta dei programmi sia nella scelta delle candidate e dei candidati. Credo che gli elettori abbiano apprezzato gli sforzi profusi e abbiano coscientemente votato per le donne e gli uomini di centro sinistra, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Sul futuro della sinistra la penso come Fausto Bertinotti che nel suo ultimo libro, “La Sinistra che non c’è”, parla di una sinistra che ha smarrito se stessa, sul piano della difesa dei lavoratori, su quello della pace senza se e senza ma, nell’aver rinunciato alla critica al modello sociale ed economico capitalista. Chi pensa che questo sia un bene lo invito a riflettere su cosa sta succedendo in America, in Russia, in Palestina, oggi che la destra sembra prevalere. Ancora nulla è perduto, ma la sinistra o smette di inseguire le destre sul proprio terreno o sarà condannata, se va bene, alla irrilevanza più assoluta.

E a Todi?

Anche a Todi è stato riavviato un percorso di confronto tra le forze politiche e civiche del territorio, e questo ritengo sia assolutamente positivo. Resto comunque fermamente convinto della esigenza di una apertura alle realtà associative, ai comitati, alle singole personalità della città, soprattutto dopo un decennio di assoluta mancanza di partecipazione che ha caratterizzato l’amministrazione Ruggiano e ben consapevole della importanza del contributo di tutte e tutti all’elaborazione di proposte programmatiche all’altezza delle sfide che ci aspettano nel prossimo futuro. Se le forze politiche sapranno mettersi totalmente a disposizione di un progetto condiviso avremo serie possibilità di ridare a Todi e alla sua comunità un governo all’altezza della sua storia.

Indiscrezioni sul nome del candidato sindaco?

Non ne ho, ma sono convinto che serva una figura autorevole, competente e non espressione della classe dirigente responsabile dell’implosione del centrosinistra e della sconfitta del 2017.