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Direzione regionale PD Umbria: cronaca di blindature annunciate

di Gracco Babeuf

​C’è qualcosa di sorprendente nel modo in cui il Partito Democratico umbro sta tentando di blindare le ricandidature dei sindaci a Città di Castello e Spoleto. Con una mossa che vorrebbe apparire come “continuità amministrativa” si lancia una sorta di dogma dell’intangibilità del primo mandato ad uso e consumo di vicende interne. Per la verità senza farlo nemmeno troppo chiaramente.

La proposta infatti nasconde polvere sotto il tappeto e una fragilità politica che dovrebbe allarmare chiunque abbia a cuore il futuro della sinistra in questa regione.

​Il PD sembra convinto di poter risolvere le enormi criticità delle coalizioni locali con un tratto di penna, saltando a piè pari il confronto tra le maggioranze attuali delle città con il Patto Avanti regionale. 

A Città di Castello e Spoleto, ad esempio, i segnali di scollamento sono evidenti: l’esito dell’ultimo referendum parla chiaro e la dice lunga sulla reale rappresentatività dei gruppi dirigenti locali del centro sinistra, passati e presenti, impegnati in Comune o in Parlamento.

Il silenzio degli alleati

Ciò che colpisce non è solo l’egemonia del PD, ma la subalternità quasi messianica degli alleati. Sia a Perugia che nelle città di provincia, le forze della coalizione, quando presenti, sembrano ridotte a comparse in attesa di istruzioni. È il paradosso di chi, forse, per proteggere qualche postazione in Regione o qualche futura candidatura, rinuncia alla critica e al confronto sul futuro di città molto importanti per l’Umbria. Il PD sembra ordinare; gli alleati, al momento, tacciono. Aspettando di eseguire? Vedremo. Di sicuro questa dinamica rischia di trasformare il Patto Avanti in un recinto dove la discussione è vista come un disturbo e vissuta come lesa maestà. Basti vedere la vicenda delle liste d’attesa in sanità. La Presidente dopo un anno e mezzo di governo annuncia la proroga del ricorso al privato e gli alleati non proferiscono parola. Fosse anche per spiegare fino in fondo alla comunità regionale difficoltà e reali intenzioni. 

Prima l’unità, poi i nomi

Sia chiaro: il punto non è la “testa” di questo o quel sindaco. Possono essere riconfermati sicuramente. Il punto è il metodo. Prima di blindare le postazioni per evitare il confronto, occorrerebbe rimettere insieme i pezzi, valutare onestamente come si è governato e, soprattutto, capire se quelle figure possono essere quelle giuste per tenere tutti insieme, sulla politica, sul progetto per le città.​L’ossessione per il mantenimento dello status quo è una strada che certo centro sinistra ha già percorso in Umbria, risultando, quando lo ha fatto, sconfitto. 

C’è una frase tanto celebre, quanto drammatica che i vertici dem e gli alleati ricorderanno sicuramente: “Perché morire per Danzica?”

Ecco, la sopravvivenza di un progetto collettivo per l’Umbria vale molto più di riconferme burocratiche e poco chiare. Prima si trovino le ragioni dello stare insieme su un nuovo progetto politico e nel confronto con le realtà locali. Diversamente le blindature più o meno di facciata di oggi saranno le voragini di domani.