La Uil ci informa che per ogni cento euro che una famiglia umbra ha a disposizione per risparmiare e consumare, quasi il 30 per cento arrivano dalla previdenza pubblica.
In Umbria sono stati erogati, nel 2024, 5,06 miliardi di euro su 13 mensilità, aggiungendo le prestazioni assistenziali, come accompagnamento, invalidità civile, assegno sociale, il flusso complessivo verso le famiglie umbre supera i 5,56 miliardi di euro all’anno, quasi 500 milioni di euro al mese.
Il PIL dell’Umbria è pari a 256 miliardi di euro l’anno, dunque, la spesa pensionistica equivale a circa il 21 per cento del Pil regionale. La media nazionale si ferma al 17,1 per cento. L’Umbria stacca di circa quattro punti percentuali la media italiana.
Sul reddito disponibile delle famiglie che si attesta a 22.500 euro pro capite (circa 19,2 miliardi complessivi), alla fine dei conti le pensioni pesano per il 29 per cento contro il 27,9 nazionale.
I pensionati in Umbria sono 401.288 rispetto ai 373.057 lavoratori attivi, dato che spiega come la regione sia ai vertici assoluti dei tassi di anzianità nazionale.
Secondo la Uil il 35,1 per cento della popolazione regionale vive di pensione, contro il 27,7 della media dell’Italia.
L’Umbria è una delle regioni più anziane, più previdenza-dipendenti, con le pensioni sistematicamente più basse di quelle nazionali.
Una delle motivazioni del galleggiamento e del declino dell’Umbria è il peso crescente delle pensioni sull’economia regionale e il rischio, più che concreto, della diminuzione dei servizi pubblici per gli ultra sessantacinquenni.
Occorre cambiare rotta politica, velocemente anche attraverso la mobilitazione e la lotta.
Umbrialeft aps














