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“Culla per la vita”, Lettera aperta alla Regione dell’Umbria ed alla Direzione della Rai regionale

La Casa Internazionale delle Donne di Perugia, come neonata realtà associativa fondata sui valori del
femminismo e del transfemminismo, esprime il suo dissenso per l’attivazione della “Culla per la vita” in
prossimità dell” Ospedale Santa Maria della Misericordia, ma esterna ad esso, che richiama inevitabilmente
la memoria storica di quella Ruota degli Esposti inventata nel XII secolo.
In questo modo, e in assenza di politiche realmente dedicate alla salute ed i diritti delle donne, si consente
che gestante e nasciturə vengono ignorati per 9 mesi dalle istituzioni, eppure le donne non restano incinte da
sole, non conducono a termine la gestazione da sole, non partoriscono da sole.
Questo accade nella nostra regione nonostante in Italia il tema della tutela della maternità e della protezione
del neonatə, nel rispetto della dignità di entrambi, sia garantito dal parto in anonimato, una procedura
espressamente prevista dal DPR n. 396 del 3 novembre 2000, all’art. 30, comma 2, il quale consente alla
donna di partorire in ospedale senza dichiarare la propria identità, affidando il neonato alla struttura sanitaria
che attiva il percorso di tutela e adozione.
Si tratta di una misura che garantisce assistenza clinica, riservatezza, sicurezza e continuità di cura,
proteggendo sia la salute della madre che quella del bambinə. Infatti, il parto in anonimato assicura una
consegna protetta alla struttura sanitaria e l’attivazione del percorso previsto dall’ordinamento, senza esporre
il neonatə a rischi legati a tempi, luoghi o modalità non assistite.
Ma soprattutto consente di intercettare il bisogno clinico, psicologico e sociale prima che la donna resti sola
dal momento che permette assistenza ostetrica, supporto medico immediato e presa in carico, riducendo i
rischi per la madre e per ə neonatə.
La culla, pur nata con finalità di salvataggio, interviene invece a valle di una situazione di isolamento già
consumata, e non può sostituire la funzione preventiva, clinica e sociale del parto protetto in ospedale.
Inoltre queste “culle per la vita” non sono disciplinate da una normativa organica nazionale specifica e sono
il frutto di iniziative locali o associative che quando incontrano il sostegno delle Istituzioni si traducono in
una scelta politica molto divisiva. Proprio per questo, il loro utilizzo non dovrebbe oscurare il canale
istituzionale più tutelante, che resta il parto in ospedale in anonimato.
È con profonda amarezza che dobbiamo constatare che le “culle per la vita” diventano l’alibi perfetto per una
società che cancella deliberatamente le donne, mettendo al centro solo il prodotto del concepimento. E
cancella desideri e bisogni: per scegliere di mettere al mondo figli sono necessarie condizioni economiche e
sociali, la prospettiva di una vita degna, di un mondo migliore.
Per queste ragioni, chiediamo alla Regione di rafforzare in modo visibile i percorsi di informazione,
orientamento e presa in carico sul parto in anonimato, attraverso consultori, punti nascita, servizi territoriali e
campagne di comunicazione accessibili e non stigmatizzanti.
Chiediamo inoltre alla Rai regionale di contribuire a una narrazione corretta, non ideologica e non ambigua,
evitando messaggi che possano indebolire la conoscenza di un diritto già previsto dalla legge e disponibile in
sicurezza per ogni donna, anche minorenne.
La vera tutela non consiste nel moltiplicare soluzioni emergenziali, ma nel rendere effettivamente accessibile
il percorso istituzionale che consente alla donna di non essere lasciata sola e al neonatə di essere protetto fin
dall’inizio. Parlare di questo tema con rigore significa difendere insieme la salute pubblica, la responsabilità
sociale e il valore della cura.
CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE DI PERUGIA