Il Parlamento deve rispondere alle domande di trasparenza, di correttezza, di rappresentatività, di rinnovamento che provengono dal basso, da quel popolo che si è mobilitato per il referendum sulla magistratura per salvare la Costituzione repubblicana, tornando sui suoi passi e reintroducendo, dopo 25 anni, un sistema elettorale proporzionale, organizzato per circoscrizioni e liste ampie, soprattutto introducendo le preferenze (magari anche solo quella doppia di genere) e, vietando le candidature plurime, che sono diventate ormai un vergognoso specchietto per le allodole.
Serve una nuova legge elettorale proporzionale prima che il Paese subisca una torsione autoritaria fondata su norme che in nome di una fantomatica sicurezza non sono compatibili con il dettato costituzionale.
Con il sistema elettorale proporzionale ogni elettore ha lo stesso peso, il Presidente della Repubblica è il vero arbitro e garante degli equilibri costituzionali, i partiti penserebbero politicamente e istituzionalmente per quello che sono nella realtà e non in quella presunta o drogata, per poi trovare un accordo per formare governi di coalizione. Come in Germania.
Ovviamente il vantaggio di un tale sistema è che deputati e senatori sarebbero legittimati non dai/dalle segretari/e di ‘partito’ (collocando se stessi e loro in posizione utile nelle liste bloccate) bensì dalle elettrici e dagli elettori, il che sarebbe un primo passo per ristabilire un minimo di corretto rapporto tra eletti ed elettori, una necessità per la salute della democrazia.
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