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L’esplosione della KNDS Ammo Italy di Colleferro conferma inquietanti lacune per quanto riguarda la sicurezza degli impianti ad alto rischio

L’esplosione della KNDS Ammo Italy di Colleferro conferma inquietanti lacune per quanto riguarda la sicurezza degli impianti ad alto rischio in Italia e nel Lazio nonostante la Direttiva Seveso.

Ma ancor di più si rende evidente che la prospettiva occupazionale di un territorio e del paese non può essere affidata al riarmo e all’economia di guerra.

L’esplosione a Colleferro pone una domanda inevitabile: cosa sarebbe successo se un incidente di questa natura fosse avvenuto ad Anagni, nello stabilimento KNDS in località La Macchia con l’autostrada A1 a 800 metri in linea d’aria con la produzione di nitrogelatina?
È esattamente lo scenario che denunciamo da tempo con im comitato no war della Valle del Sacco.

Governo, Regione e enti locali hanno il dovere di garantire la piena applicazione della Direttiva Seveso in tutti gli impianti ad alto rischio.

Sosteniamo i comitati che nel territorio di Colleferro e Anagni si sono mobilitati contro l’industria bellica e per la riconversione verso settori civili, ecologici e socialmente utili.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista