di Stefano Vinti (associazione Umbrialeft) – La redazione di Micropolis e l’associazione culturale Umbrialeft hanno organizzato a febbraio, a Perugia, un incontro, molto partecipato e di livello sul tema:’La situazione economica e sociale dell’Umbria e le prospettive politiche’.
Una iniziativa nata dalla preoccupazione della profondità del ‘declino’ regionale e della necessità, da un lato, di allertare la nuova maggioranza di governo regionale e, dall’ altro, di sollecitare ad un nuovo protagonismo politico la ‘società civile’ progressista e di sinistra al fine di avviare in modo dialettico una interlocuzione con i livelli istituzionali.
Le ragioni della sollecitazione, scaturite da quell’ incontro trovano una ulteriore conferma nel ‘Rapport Best 2024′ dell’ Istat che ci racconta che l’ Umbria è la regione con la peggior performance in termini di variazione reale del reddito Irpef medio pro-capite nel quinquennio 2019-2023.
Il reddito complessivo Irpef per contribuente in Umbria è cresciuto in valori nominali del 10,8%, contro il + 13,9% della media nazionale. Ma se consideriamo l’inflazione il reddito cala del 3,7%, cioè più di tre volte la media nazionale, che si attesta al -1%. Quindi, una perdita molto grave di 865,5 euro pro-capite in potere di acquisto.
È la più negativa variazione tra tutte le regioni d’Italia.
Ma se andiamo a capire quello che sta succedendo al reddito delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti, scopriamo che in Umbria, tra il 2019 e il 2023, non è stato un calo, ma un vero precipizio del 10,7%, a fronte di una media nazionale del -4,5%.
Nessuna regione ha fatto peggio dell’Umbria.
Dati che smentiscono la narrazione del governo Meloni, che oltre ad essere al ventiseiesimo mese consecutivo di calo della produzione industriale, siamo difronte ad una regressione dei redditi pro-capite e dei redditi da lavoro dipendente, che a fronte di un reddito medio di 25.734 euro nel 2019, i lavoratori umbri nel 2023 si sono ritrovati con 25.454.
Pertanto, siamo difronte ad un arretramento della economia reale regionale, a cui occorre dare una risposta che sia una svolta reale nella definizione di un nuovo modello di sviluppo, fondato sulla capacità di innovazione dei processi produttivi, di nuove filiere industriali, del protagonismo dei giovani, su un nuovo rapporto ricerca-territorio-dignita e valorizzazione del lavoro.
Di questo è di molto altro necessita l’ Umbria per uscire dall’ incubo del declino sociale ed economico che l’attanaglia, ad iniziare da una mobilitazione delle migliori energie sociali, culturali e politiche per avviare un confronto largo e partecipato, plurale e approfondito sul nostro comune futuro.
Dati che confermano il declino dell’Umbria











