dalla pagina facebook di Roberto Fineschi – Nelle Marche la debacle è stata per la democrazia e la credibilità delle sue istituzioni. Con il 50% di votanti tra gli aventi diritto, varie conclusioni si possono trarre:
1) metà della popolazione non si sente rappresentata o non crede nella rappresentanza come sistema di gestione del potere.
2) La maggioranza delle masse scese in piazza contro il massacro non si riconosce nelle forze costituite.
3) Con solo un quarto dei voti potenziali (il 25%) ormai si governa.
4) Hanno perso tutti. La lista filogovernativa “vincitrice” ha preso 337.679 contro i 361.186 delle elezioni precedenti. Appena 23.507 voti in meno.
5) I partiti che si candidano non vengono percepiti come tra sé alternativi. Ed è nella sostanza la verità: in politica economica, estera, ecc. sono perfettamente intercambiabili. Gli identici sono indiscernibili… Quindi, in realtà hanno “vinto”, perché l’obiettivo è che votino sempre meno e che votino quelli giusti, per poter governare con un quarto dei voti disponibili senza dover rendere conto.
6) Nessuna forza alternativa ha acquisito una fisionomia credibile agli occhi del grande elettorato.
7) È il trionfo della reazione, il “sogno americano” realizzato: l’elitarismo è effetto di scelte volontarie. Dei partiti si potrà dire tutto il male possibile e la loro crisi era reale. Senza partiti come mediatori e organizzatori istituzionali però le possibilità di partecipazione democratica effettiva scompaiono (partiti in senso proprio, con sezioni, mozioni congressi, vita democratica interna). Uscire dalla loro crisi smantellandoli ha avuto come unica conseguenza che tutte le leve del potere sono ora nelle mani del capitale e dei suoi portavoce, più o meno tinti di nero.










