Nel processo d’appello sulla cosiddetta “Concorsopoli”, la Procura generale di Perugia ha chiesto l’assoluzione di Catiuscia Marini con una requisitoria che segna un passaggio decisivo e chiarificatore rispetto all’impianto accusatorio che, nel 2019, travolse la Regione Umbria e determinò la fine anticipata della legislatura.
Un punto va chiarito con nettezza: Marini era già stata assolta in primo grado dal reato di associazione a delinquere. In Appello, la Procura generale non solo ha confermato quella assoluzione, ma ha smontato l’ipotesi associativa anche per gli altri imputati, alcuni dei quali erano invece stati condannati in primo grado proprio su quel presupposto. Una presa di posizione che ridisegna radicalmente il quadro complessivo del processo.
Per quanto riguarda la posizione dell’ex presidente della Regione, la Procura generale ha chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” dai reati di rivelazione di segreti d’ufficio e di falso ideologico e materiale, ritenendo che non vi siano elementi probatori idonei a fondare una responsabilità penale.
Sul reato di abuso d’ufficio, invece, la Procura non si è pronunciata, trattandosi di una fattispecie nel frattempo abrogata. Un elemento non secondario, che conferma come una parte rilevante delle contestazioni originarie sia venuta meno non per prescrizione o cavilli, ma per una profonda revisione del quadro normativo e giurisprudenziale.
Nel corso della requisitoria è emerso con chiarezza come l’impianto accusatorio costruito negli anni iniziali dell’inchiesta non regga alla prova del dibattimento e dell’Appello. Viene così fortemente ridimensionata un’indagine che ebbe un impatto politico enorme, incidendo sugli equilibri istituzionali e sull’immagine del centrosinistra umbro ben prima di una sentenza definitiva.
Anche per Luca Barberini e Gianpiero Bocci, figure centrali della stagione politica di allora, la Procura generale ha chiesto una revisione significativa delle condanne, escludendo l’associazione per delinquere e riducendo sensibilmente il perimetro delle responsabilità contestate.
Il processo d’Appello riapre inevitabilmente una riflessione politica più ampia. “Concorsopoli” non fu soltanto un’inchiesta giudiziaria, ma uno spartiacque che cambiò il corso della storia regionale. Oggi, a distanza di anni, la richiesta di assoluzione dell’ex presidente e lo smontaggio delle accuse più gravi pongono interrogativi seri sul rapporto tra giustizia, politica, informazione e consenso.
La parola finale spetterà ora alla Corte d’Appello di Perugia, attesa nelle prossime settimane. Qualunque sarà l’esito, una cosa appare già evidente: il processo sta riscrivendo una narrazione che per troppo tempo è stata data per definitiva, mentre definitiva non lo era affatto.












