Dietro il nome “Gaza” un organismo politico permanente, guidato a vita da Trump e popolato dall’estrema destra globale
di Gracco Babeuf – Si chiama “Board for Peace for Gaza”, ma di Gaza, in realtà, si parla pochissimo, se non da un punto di vista edilizio e affaristico. I palestinesi sono addirittura assenti. L’organismo lanciato da Donald Trump e presentato come un’iniziativa di pace appare fin dall’inizio come qualcos’altro: un tavolo geopolitico permanente, pensato più per ridefinire equilibri di potere che per affrontare davvero il dramma umanitario della Striscia. Una nuova ONU senza Cina. Non è un dettaglio che Trump ne sia presidente senza limiti di mandato, a vita.
Ancora più inquietante è la composizione del Board. Al tavolo siedono o sono stati invitati leader come Benjamin Netanyahu, protagonista della devastazione di Gaza, Viktor Orbán, simbolo dell’Europa illiberale, Vladimir Putin, e rappresentanti dell’estrema destra globale, compreso il presidente argentino Javier Milei. Una compagnia che racconta molto più delle dichiarazioni ufficiali.
In questo quadro, al momento la salvezza dell’Italia è solo la sua Costituzione che impedisce di cedere sovranità in assenza di parità tra gli Stati e protegge il Paese da adesioni ambigue. Giorgia Meloni considera il board interessante e parla di “apertura”. Non avevamo dubbi.
In un tempo in cui la parola “pace” viene usata come copertura retorica per operazioni di potere, la Costituzione italiana dimostra ancora una volta di essere un argine prezioso.












