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Trump e le elezioni

Dagli attacchi ai brogli alla spinta per federalizzare il voto: una strategia per restare al potere

Negli Stati Uniti l’ex presidente e attuale leader repubblicano Donald Trump ha rilanciato una proposta che scuote il cuore delle regole democratiche: in un’intervista e in un podcast ha invitato i Repubblicani ad assumere il controllo diretto delle procedure elettorali in almeno 15 Stati, parlando di una “nazionalizzazione” del voto per proteggere il partito da possibili sconfitte future.

Questa idea si innesta in una più ampia narrazione alimentata da Trump secondo cui i brogli – in particolare l’elezione del 2020 – sarebbero stati diffusi e sistematici, nonostante manchino prove giudiziarie o ufficiali a sostegno di tali accuse.

La proposta di “nazionalizzare” il voto, che contravverrebbe alla Costituzione statunitense che assegna agli Stati la gestione delle elezioni, ha suscitato forti critiche bipartisan e preoccupazioni per possibili interferenze nel processo elettorale, vista anche la perdita di consenso di Trump nei sondaggi e l’avvicinarsi delle elezioni di midterm.

Per molti osservatori si tratta di un’ulteriore fase di un attacco politico e istituzionale volto a consolidare il potere e limitare la trasparenza e l’autonomia delle competizioni elettorali, in un contesto già segnato da tensioni, scandali giudiziari e accuse di operazioni aggressive nei confronti di funzionari elettorali e della gestione delle liste degli elettori.